Materiale didattico in rete per studenti di lingua e cultura araba

In rete si trovano molte risorse didattiche per approfondire la conoscenza della lingua e della cultura araba ed è importante valutare la qualità delle fonti e “sperimentare” i materiali e gli strumenti disponibili, per scegliere i più adatti al proprio livello di conoscenza e agli obiettivi di apprendimento.

Costruendo il mio percorso da principiante autodidatta ho selezionato alcuni “punti di riferimento” da cui trarre ispirazione e attingere risorse di studio (lezioni, esercizi, strumenti di consultazione) con ricerche mirate.

 

La Lingua Araba e VideoLezioni di Lingua Araba

VideoLezioni Lingua Araba-Sito

 

La Lingua Araba offre una vastissima raccolta di materiale didattico gratuito (lezioni e videolezioni, regole grammaticali, esercizi svolti e quiz, approfondimenti culturali) per studenti italiani di tutti i livelli, dal principiante all’avanzato.
L’ideatore Muwafaq Issa ha creato un’ampia “comunità” di studenti e appassionati di lingua araba, sul sito e sui principali social network, e
da qualche giorno ha avviato il sito VideoLezioni di Lingua Araba, per fare pratica e mettere alla prova la propria conoscenza della lingua.
Il nuovo progetto ha una veste grafica più agile e di facile consultazione ed è aperto ai contributi degli utenti: iscrivendosi al portale è possibile svolgere gli esercizi, interagire con l’insegnante e confrontarsi con altri studenti.

Muwafaq Issa  è ingegnere civile, insegnante di arabo, mediatore culturale, traduttore e interprete.

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Asir Laymun عصير ليمون

Asir Laymun

Il blog  Asir Laymun عصير ليمون   di Carlos Serrano  nasce come strumento per l’insegnamento della lingua e cultura araba a studenti spagnoli di livello A1 e A2.
Offre materiali didattici autentici in diversi formati multimediali, per motivare l’apprendimento e stimolare le competenze comunicative. Le lezioni e le proposte di esercizi sono accompagnati da bibliografie e link di approfondimento. Una parte del blog è dedicata alle ricerche di Serrano sulla storia del mondo arabo e islamico, in particolare sulla storia di al-Andalus.
Il “diario” del Professor Serrano è grande fonte di ispirazione per costruire il mio دفتر  daftar di appunti di lingua araba.

Carlos Serrano è docente di Arabo Moderno Standard e ricercatore di storia di al-Andalus all’Università di Granata e guida turistica ufficiale in Andalusia.

📌  ﻋﺼﻴﺮ ﻟﻴﻤﻮﻥ  ˁaṣīr laymūn:  in spagnolo “zumo de limón, limonada”, in italiano “succo di limone, limonata”

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OER Commons Arabic

OER Commons Arabic

OER Commons Arabic è una biblioteca digitale di Risorse Didattiche Aperte, pubblicate con licenze aperte che ne permettono il riutilizzo.
Disponibile in inglese e arabo, la biblioteca offre oltre 4600 materiali e strumenti gratuiti su Lingua e cultura araba, Storia del mondo arabo e Studi islamici, per diversi livelli di apprendimento.

Sfogliando la collezione Arabic Language Learning ho scoperto due dizionari bilingui inglese-arabo: Almaany English Arabic DictionaryWordReference English-Arabic Dictionary.

Il progetto OER Commons Arabic nasce dalla collezione di OER Almasdar | Resources for Arabic Teachers ed è ospitato dalla piattaforma OER Commons.

📌 المَصْدَر  al-maṣdar: in italiano “la fonte”

 

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Fonti e immagini:

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Altri appunti:

✏   Risorse online per la lingua araba

✏   “Famiglie di parole”: radice, أَصْل, e schema, وَزْن

 

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Segni di punteggiatura, ﻋﻼﻣﺎﺕ ﺍﻟﺘﺮﻗﻴﻢ ˁalāmat at-tarqīm

L’uso dei segni di punteggiatura,  ﻋﻼﻣﺎﺕ ﺍﻟﺘﺮﻗﻴﻢ  ˁalāmat at-tarqīm, è estraneo alla tradizione araba ed è stato integrato nei testi scritti tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, all’epoca della  نهضة‎  Nahḍa (“rinascita”), per influenza delle lingue europee (in particolare del francese).

Anche i segni di punteggiatura si riproducono da destra a sinistra, in linea con la scrittura araba, e i simboli grafici per  virgola, punto e virgola, punto interrogativo e punto esclamativo  si scrivono invertiti.

arabic question mark_Graphemica

 

 

Grafia e uso dei principali segni di punteggiatura

،

virgola   fāṣila    فَاصِلَة

✏  Dopo il vocativo e per separare frasi e proposizioni.

punto   nuqṭa   نُقْطَة

✏   Per concludere una frase o un paragrafo.

؛

punto e virgola   fāṣila manqūṭa  فَاصِلة مَنْقُوطَة

✏   Per separare due frasi collegate fra loro.

:

due punti   nuqṭatān  نُقْطَتَانِ

✏   Per introdurre il discorso diretto.

؟

punto interrogativo  ˁalāmat al-istifhām   عَلَامَة الاِسْتِفْهَام

✏   Dopo una domanda.

!

punto esclamativo  ˁalāmat al-taˁağğub    عَلَامَة التَّعَجُّب

  ˁalāmat al-istiġrāb   عَلَامَة  الاِسْتِغْرَاب

✏   Dopo un’esclamazione.

puntini di sospensione   ˁalāma al-ḥaḏf   عَلَامَات الحَذْف

✏   Per segnalare l’omissione di una parola o di una frase in un testo.

  “ ”

virgolette alte   ˁalāma al-iqtibās   عَلَامَتَا الاِقْتِبَاس

✏   Per segnalare una citazione all’interno di un testo.

( )

parentesi tonde   qawsān   قَوْسَانِ

[ ]

parentesi quadre    qawsān ḥāṣiratān     قَوْسانِ مَعْقوفَتَان

✏   Per delimitare una parte del discorso.

 

I nomi dei segni di punteggiatura

Il termine تَرْقِيم  tarqīm significa “punteggiatura (di un testo)”  e  عَلَامَة ˁalāma “segno, indicazione (di qualcosa)”.

Il punto interrogativo prende il nome di   عَلَامَة الاِسْتِفْهَام  ˁalāmat al-istifhām, “segno della interrogazione” o “segno della richiesta di informazione” (اِسْتِفْهَام  istifhām, “domanda; interrogazione, quesito” è il nome verbale di  اِسْتَفْهَمَ  istafhama, “interrogare”) e il punto esclamativo si chiama  عَلَامَة التَّعَجُّب  ˁalāmat al-taˁağğub, “segno della meraviglia” o  عَلَامَة  الاِسْتِغْرَاب  ˁalāmat al-istiġrāb, “segno dello stupore” (istiḡrāb è il nome verbale di اِسْتَغْرَبَ  istaḡraba, “meravigliarsi di; trovare strano”).

Per indicare i due punti si usa نُقْطَتَانِ  nuqṭatān, la forma duale di  نُقْطَة  nuqṭa (n.m.), il punto.

La parola per punto e virgola è  فَاصِلة مَنْقُوطَة  fāṣila manqūṭa, letteralmente “virgola punteggiata”. La virgola si chiama فَاصِلَة  fāṣila (n.f.), “separazione, intervallo”.

I puntini di sospensione,  عَلَامَات الحَذْف ˁalāma al-ḥaḏf, segnalano un  حَذْف  ḥaḏf (n.m.), “omissione, elisione” e le virgolette, عَلَامَتَا الاِقْتِبَاس ˁalāma al-iqtibās, un اِقْتِبَاس  iqtibās (n.m.), “citazione”.

 

📖  The Evolution of Arabic Writing Due to European Influence: The case of punctuation (pdf), Journal of Arabic and Islamic Studies, 15 (2015): 117-136, © Dana Awad, Lebanese University, Beirut, Lebanon

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Fonti

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Immagine: ؟ arabic question mark @ Graphemica

Altri appunti:

✏  Alfabeto, أبجدية ˀabǧadiyyah

“Maestro”, يا مُعَلِّم yā muˁallim

Dedicato ai miei maestri di traduzione e scrittura, ai miei professori di filologia e glottologia e a tutti gli artigiani della parola.

 

Maestro, insegnante, professore, artigiano, ‘mastro’…

In arabo tre parole esprimono il concetto di maestro. Hanno origine diversa e si applicano ad ambiti diversi dell’insegnamento. In tutti e tre i casi, però, sono legate a figure che conoscono e dominano una disciplina, un mestiere, un’arte al punto da poterla trasmettere: “esperti della materia” che diventano guide per altri .

 

مُعَلِّم

muˁallim (n.m.), femm. مُعَلِّمة  muˁallima: maestro; insegnante; padrone di bottega

 

Il termine muˁallim deriva dalla radice ع ل م ‎  ˁ-l-m, che contiene l’idea generale di conoscenza e sapere.
Letteralmente significa maestro e può essere usato anche per rivolgersi a un docente, ad esempio un insegnante di scuola primaria, ma è molto comune per interpellare un artigiano – come in italiano la parola mastro.
Con l’espressione  !يا مُعَلَّم,  muˁallim!
ci si rivolge a un cameriere.

📌  Altre parole per cameriere:

  • il termine standard  نَادِل  nādil (n.m.), usato in letteratura;
  • il francesismo  جَرْسُون ‎  garsōn (n.m.), colloquiale e regionale.

 

مُدَرِّس

mudarris (n.m), femm.  مُدَرِّسَة  mudarrisa: docente; insegnante; maestro; professore

 

La parola mudarris è usata per riferirsi a un insegnante e deriva dalla radice د ر س ‎  d-r-s, che veicola il campo semantico dello studio.

📌  Un sostantivo a prefisso مُـmu- [la lettera م mīm a inizio parola vocalizzata in ـُ  ḍamma (u breve)] è il participio attivo di un verbo e indica colui che compie l’azione, quindi spesso un nome di mestiere:

مُتَرْجِم  mutarǧim, “traduttore, interprete” [lett. “colui che traduce, interpreta”]
⇒   participio attivo del verbo tarǧama, “tradurre, interpretare”

 

أُسْتَاذ 

ˀustāḏ, (n.m.), femm. أُسْتَاذَة  ˀustāḏa: professore, maestro, insegnante; mastro

 

Derivato dal persiano استاد  ostâd (“maestro; mastro”), il termine ˀustāḏ  si usa per rivolgersi a un professore, con l’espressione !يَا أُسْتَاذ, ˀustāḏ!

ustad_Hans Wehr

Ustād (anche Usthad, Ustāth) è un titolo onorifico usato in Medio Oriente, Asia meridionale e Sudest asiatico e in molte lingue del mondo islamico (arabo, persiano, urdu, punjabi, pashto, turco, curdo).

Il titolo, preposto al nome proprio, era utilizzato storicamente per rivolgersi a insegnanti e artisti stimati, in particolare musicisti, con il significato di maestro.

In persiano e nei Paesi di lingua araba si usa come titolo accademico per un professore universitario.

 

La particella vocativa يَا 

La particella vocativa يَا  (categoria grammaticale حَرْف  ḥarf) si usa in interiezioni ed espressioni per interpellare o rivolgersi a qualcuno. È preposta al nome di persona, al nome comune o al pronome e si traduce con “O/Ehi… “, anche se spesso in italiano il vocativo non è marcato.
Il nominale che segue viene considerato determinato.

!يَا يُوسُف   Yūsuf!, “Giuseppe!”

!يَا قَلْبي     yā qalb-ī!, “cuore mio!”

!يَا هٰذَا    yā hāḏā!, “ehi tu!” (lett. ‘ehi questo!’, masch.)

📌  L’espressione !يَا حَبِيبِي‎   yā ḥabīb-ī!, “amico mio!” traduce anche “caro, amore”, “caro mio, amico, ehi tu” e, in tono ironico e sarcastico, “vecchio mio”.

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Fonti

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Immagine tratta da: Arabic-English Dictionary. The Hans Wehr Dictionary Of Modern Written Arabic (pdf, p.15), Edited by J.M. Cowan, © Spoken Languages Services, 1976, Internet Archive Community Texts

Altri appunti:

✏   “Famiglie di parole”: radice, أَصْل, e schema, وَزْن

✏   Nome, اِسْم ism

✏   “Movimento”, حركات‎ ḥarakāt

 

Buona educazione: le regole di أَدَب ˀadab

adab_letters

 

 

 

 

 

أَدَب  ˀadab (n.m.),  آدَاب ‎  ˀādāb: buona educazione, buona creanza, cortesia, galateo; cultura, istruzione; letteratura; pl. regole, modo di comportarsi; le Lettere

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Il concetto di أَدَب  ˀadab

Il concetto di  أَدَب  ˀadab ha una lunga storia. Nell’Arabia preislamica è sinonimo di  سُنَّة  ‎sunna, nel senso di “modo corretto di vivere, modo di comportarsi, consuetudine [trasmessa dagli avi]”, soprattutto nella sfera morale. Con l’evoluzione della società islamica, il termine ˀadab assume un valore intellettuale e il significato di “cultura della élite”, per designare i “buoni costumi”, la raffinatezza e le conoscenze adeguate all’ambiente cittadino e di corte. Il senso specifico di “letteratura” si forma a partire dall’epoca abbaside, in parallelo con la nascita della prosa letteraria. Nell’arabo moderno ˀadab mantiene sia il significato di letteratura che di educazione.

Sull’evoluzione e l’etimologia di ˀadab:

📖  “Breve schema riassuntivo sul concetto di Adab” (pdf), © Marco Lauri, in: Materiale didattico integrativo di Letteratura e cultura araba II, A.A. 2015/2016, Università di Macerata

📖  L’adab: un concetto stratificato” (pdf, pp.30-45), © Luca Rizzo, in: La ricezione dell’Adab al-kātib di Ibn Qutayba in al-Ğawālīqī e Ibn al-Sīd al-Baṭalyawsī, Tesi di laurea, A.A. 2013/2014, Università Ca’ Foscari Venezia

 

Le regole di أَدَب  ˀadab.
S
aluti e formule di cortesia in arabo / 2

Le regole di أَدَب  ˀadab, “buona educazione, buona creanza”, sono molto importanti nel mondo arabo e gli arabi sono molto sensibili al fatto che un occidentale sappia come comportarsi in determinate occasioni. Nelle visite, negli incontri o nel corso di una telefonata occorre dedicare il dovuto tempo ai convenevoli preliminari.
Le formule di cortesia comportano sempre una risposta automatica.

 

Al buongiorno, usato per salutare qualcuno prima di mezzogiorno:

ﺻﺒﺎﺡ ﺍﻟﺨﻴﺮ

ṣabāḥa l-ḫayr, “mattina di bene”

si ricambia con

صباح النور

ṣabāḥa n-nūr, “mattina di luce”

Al buon pomeriggio o buonasera:

مساء الخير

masāˀa l-ḫayr, “sera di bene”

si ricambia con

مساء النور

masāˀa n-nūr, “sera di luce”

Al ciao o salve informale, usato in un rapporto abbastanza intimo o al telefono, e più comune tra arabi non musulmani, o quando un arabo vuole rivolgersi a persone non religiose:

مَرْحَبًا

marḥaban

si risponde con ciao/salve a te

ﻣﺮﺣﺒﺎ ﺑﻚ

marḥaban bi-ka (masch.) /  marḥaban bi-ki (femm.)

 

Quando conosciamo qualcuno, la prima domanda sarà  Come ti chiami?

مَا اِسْمُكَ؟  ˀismu-ka? (m.) / مَا اِسْمُكِ؟  mā ˀismu-ki? (f.)  <come + nome-tuo [è]?>

 

e risponderemo Mi chiamo…

اِسْمِي   ˀismī  <nome-mio [è] …>

 

Gli arabi, popolo di viaggiatori e antichi beduini, ci chiederanno subito della nostra provenienza:

من أين أنت   min ˀayna ˀanta (m.) / ˀanti (f.)?, “Di dove sei?” <di + dove + tu [sei]?>

أنا من  ˀana min… <io di [nome città]>

 

Alla domanda Come stai? / Come va?

كَيْفَ حَالُكَ؟   ‎kayfa ḥālu-ka? (m.) / كَيْفَ حَالُكِ؟  kayfa ḥālu-ki? (f.)  <come [è] stato-tuo ?>

oppure

كـيـف الـحـال   kayfa al-ḥāl <come [è] lo-stato?>

risponderemo Tutto bene / Tutto a posto

اَلْحَمْدُ لِلّٰهِ  al-ḥamdu li-Llāhi, “grazie a Dio”

oppure

بِخَيْر    bi-ayr, “bene”

 

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Fonti

 

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Immagine tratta da: The Shape of Adab | Abdur Rahmans Corner

Altri appunti:

✏  Nome, اِسْم ism

✏  Saluto, سلام salām