Mondo arabo: Paesi e capitali / 1

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L’arabo (الْعَرَبيّة  al-ˁarabiyya, عَرَبيْ  ˁarabiyy) è la lingua materna di oltre 250 milioni di parlanti e la lingua semitica attualmente più diffusa.

Il mondo arabo, اَلْعَالَم اَلْعَرَبِيّ  al-ˁālam al-ˁarabiyy, comprende l’ampia zona geografica estesa su Asia e Africa (Medio Oriente, Nordafrica e parte del Deserto del Sahara e del Corno d’Africa) in cui si parla la lingua araba.
I Paesi arabi sono le nazioni la cui lingua ufficiale maggioritaria è l’arabo: ventidue Stati indipendenti che aderiscono alla Lega araba o Lega degli Stati arabi, جَامِعَة اَلدُّوَل اَلْعَرَبِيَّة   Ǧāmiˁat ad-Duwal al-ˁArabiyya, un organismo politico internazionale nato nel 1945.

Il mondo arabo_Arabiyyat

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I nomi dei Paesi arabi e delle loro capitali

1. Dall’Algeria al Libano

 

 Algerìa   الجزائر‎  al-Ǧazāˀir  – Algeri  ﺍﻟﺠﺰﺍﺋﺮ  al-Ǧazāˀir

Nome ufficiale  الجمهورية الجَزائرية الديمقراطية الشعبية  al-Ǧumhūriyya l-Ǧazāˀiriyya d-Dīmūqrāṭiyya š-Šaˁbiyya, “Repubblica Democratica Popolare di Algeria”.
Il nome proprio ﺍﻟﺠﺰﺍﺋﺮ  al-Ǧazāˀir significa “le isole” (plurale fratto di  جَزِيرَة  ǧazīra).

 

   Bahrèin  ﺍﻟﺒﺤﺮﻳﻦ‎  al-Baḥrayn  Manama  اَلْمَنَامَة  al-Manāma

Nome ufficiale مملكة البحرين  Mamlakat al-Baḥrayn, “Regno del Bahrèin”. Il nome proprio ﺍﻟﺒﺤﺮﻳﻦal-Baḥrayn significa “i due mari” (duale di بَحْر  baḥr).
Il nome proprio  اَلْمَنَامَة  al-Manāma significa “il luogo del sonno/del riposo; il luogo dei sogni” (composto dal prefisso locativo  مَـ  ma-, “luogo in cui…” e dal verbo نَامَ  ‎nāma, “dormire”, dalla radice  ن و م ‎  n-w-m, “sonno”). 

 

   Arabia Saudita   العربية  السعودية‎  al-ˁArabiyya s-Saˁūdiyya Riyàd/Riad  اَلرِّيَاض  ar-Riyāḍ

Nome ufficiale  ﺍﻟﻤﻤﻠﻜﺔ ﺍﻟﻌﺮﺑﻴﺔ ﺍﻟﺴﻌﻮﺩﻳﺔ‎  al-Mamlaka l-ˁArabiyya s-Saˁūdiyya, “il Regno dell’Arabia Saudita”.
Il nome proprio اَلرِّيَاض  ar-Riyāḍ  significa “i giardini” (plurale di  روﺿﺔ  rawḍa).

 

   Comore  ﺟﺰﺭ ﺍﻟﻘﻤﺮ  Ğuzur al-Qamar Moroni  موروني  Mūrūnī

Nome ufficiale  الاتحاد ﺍﻟﻘﻤﺮي  al-Ittiḥād al-Qamarī, “Unione delle Comore”.
Il nome proprio ﺟﺰﺭ ﺍﻟﻘﻤﺮ  Ğuzur al-Qamar significa “isole della luna” (da جُزُر  ǧuzur e قَمَر  qamar), ma anche “isole del Madagascar”: nel Medioevo i cartografi arabi chiamavano il Madagascar Gezirat Al-Komor, “isole della luna”.

 

   Egitto  ﻣﺼﺮ‎  Miṣr Il Cairo  اَلْقَاهِرَة  al-Qāhira

Nome ufficiale جمهورية مصر العربية  Ǧumhūriyyat Miṣr al-ˁArabīyya, “Repubblica Araba d’Egitto”.
Il nome arabo moderno dell’Egitto, Miṣr, deriva dalla radice semitica m-ṣ-r, in origine “metropoli; civilità” e anche “paese; terra di frontiera”.
Il nome proprio  اَلْقَاهِرَة  al-Qāhira  significa “la forte, la vittoriosa, la conquistatrice” ed è il nome ufficiale della città, che però viene chiamata semplicemente Miṣr, pronunciato Maṣr in arabo egiziano.

 

   Emirati Arabi Uniti  ﺍﻹﻣﺎﺭﺍﺕ ﺍﻟﻌﺮﺑﻴﺔ ﺍﻟﻤﺘﺤﺪﺓ  al-ˀImārāt l-ˁArabiyya l-Muttaḥida Abu Dhabi  أَبُو ظَبِي  ˀAbū Ẓabī

Nome ufficiale  دولة الإمارات العربية المتحدة  Dawlat al-ˀImārāt l-ˁArabiyya l-Muttaḥida, “Stato degli Emirati Arabi Uniti”.
Il nome della capitale, أَبُو ظَبِي  ˀAbū Ẓabī, significa “padre della gazzella” (da أَبُو  ˀabū, “padre di”, in stato costrutto, e  ظَبْي  ‎ẓaby, “gazzella”).

 

  Gibùti  جيبوتي‎  Ğībūtī Gibùti جيبوتي‎  Ğībūtī

Nome ufficiale جمهورية جيبوتي  Ǧumhuriyyat Ğībūtī, “Repubblica di Gibuti”.

 

  Giordània  الأُرْدُنّ‎  al-ˀUrdunn Amman  عَمَّان‎  ˁAmmān

Nome ufficiale المملكة الأردنية الهاشمية‎  al-Mamlaka l-ˀUrdunniyya l-Hāšimiyya, “Regno Hashemita di Giordania”.
Il termine  هَاشِمِيّhāšimiyy (n./a.), “hashemìta” (o hashimìta), deriva dal nome proprio  هَاشِم Hāšim, lett. “[colui che] rompe il pane”, dal verbo هَشَمَhašama, “rompere, frantumare”.
Il nome proprio del regno di Giordania deriva da quello del fiume Giordano, dalla radice ebraica י־ר־ד ‎  y-r-d, “scendere” (verso il Mar Morto) o da quella araba و ر د  w-r-d, “venire, arrivare” (a una fonte d’acqua più grande).

 

  Iraq  العراق‎  al-ˁIrāq Baghdad/Bagdad  بَغْدَاد  Baġdād

Nome ufficiale جمهورية العراق‎  Ǧumhūriyyat al-ˁIrāq, in curdo كۆماری عێراق  Komarî Êraq, “Repubblica d’Iraq”.
Il nome proprio العراق‎  al-ˁIrāq ha diverse possibili etimologie: forse risale all’antica città sumerica di Uruk (oggi Warka); secondo alcune fonti arabe deriva dall’aggettivo عَرِيق ˁarīq, “profondamente radicato” (dalla radice ع ر ق ‎  ˁ-r-q, relativa alle “radici”) e secondo altre dal medio-persiano erāq, “bassopiano”.
Il nome della capitale, بَغْدَاد  Baġdād, deriva dal medio-persiano bagdād, “donato da Dio, dono di Dio”.

 

  Kuwait   اَلْكُوَيْت  al-Kuwayt Città del Kuwait  مدينة الكويت‎  Madīnat al-Kuwait

Nome ufficiale دولة الكويت  Dawlat al-Kuwayt, “Stato del Kuwait”.
Il nome proprio اَلْكُوَيْت  al-Kuwayt  in arabo classico significa “fortezza costruita vicino all’acqua/al mare”, forma diminutiva di  كوت  kūt, “fortezza” (dalla radice  ك و ت ‎  k-w-t).
La capitale è chiamata مدينة الكويت‎  Madīnat al-Kuwait  o semplicemente الكويت al-Kuwait.

 

  Libano  لُبْنَان  Lubnān Beirut  بَيْرُوت  Bayrūt

Nome ufficiale  اَلْجُمْهُورِيَّة اَللُّبْنَانِيَّة  al-Ǧumhūriyya l-Lubnāniyya, “Repubblica del Libano”.
Il nome proprio  لُبْنَان  Lubnān deriverebbe dalla radice semitica  ﻟ ﺒ ﻦ  l-b-n, che veicola il concetto di “bianco” e “latte” (ebraico לָבָן laván, “bianco”, e arabo لَبَن  laban, “latte”), probabilmente in riferimento alla cima innevata del Monte Libano.
Il nome della capitale risale forse al fenicio Bêrūt (pl.), “pozzi; sorgenti d’acqua” (arabo بِئْر  biˀr, “pozzo, fonte”, ebraico בְּאֵר  b’er, “pozzo”).

 

[Continua…]

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Lessico geografico e politico

اِتِّحَاد   ittiḥād (n.m.), اِتِّحَادَات ‎   ittiḥādāt (pl.): unione [nome verbale del verbo اِتَّحَدَ  ittaḥada, “essere uno, unito; unirsi (con)”]

أُرْدُنِّيّ  ˀurdunniyy (a.), أُرْدُنِّيَّة  ‎ ˀurdunniyya (f.): giordano

إِمَارَة   ˀimāra (n.f.),  إِمَارَاتˀimārāt (pl.): emirato, principato

بَحْر   baḥr (n.m.), بِحَار ‎  biḥār (pl.), بَحْرَيْن  baḥrayn (duale): mare

بَلَد   balad (n.m./f.),بِلَاد ‎  bilād / بُلْدَان  buldān (pl.): paese; regione, territorio

دَوْلَة  dawla (n.f.), دُوَل ‎  duwal (pl.), دَوْلَة  dawlat (stato costrutto): Stato, paese [dalla radice  د و ل ‎  d-w-l, “alternanza, stato”]

جَزِيرَة  ǧazīra (n.f.), جُزُر  ǧuzur (pl.), اَلْجَزَائِر  al-ǧazāˀir (plurale fratto): isola

جَامِعَة  ǧāmiˁa (n.f.),  جَامِعَات ‎  ǧāmiˁāt (pl.), جَامِعَة  ǧāmiˁat (stato costrutto): società, lega, federazione, unione, comunità [dalla radice  ج م ع ‎  ǧ-m-ˁ, “riunione, raccolta”]

جُمْهُورِيَّة  ǧumhūriyya (n.f.), جُمْهُورِيَّة  ǧumhūriyyat (stato costrutto): repubblica [derivato da جُمْهُور  ǧumhūr, “moltitudine, massa, folla; popolo; pubblico”]

سَعُودِيّ  saˁūdiyy (a.),  سَعُودِيَّة  saˁūdiyya (f.): saudita [derivato da السَعُود  as-saˁūd, la Casa di Saud“]

شَعْبِيّ  šaˁbiyy (a.), شَعْبِيَّة   ‎šaˁbiyya (f.): popolare; nazionale [derivato da شَعْب  šaˁb, “popolo; nazione; etnia”]

قَمَر   qamar (n.f.), أَقْمَارˀaqmār (pl.): luna; satellite

مُتَّحِد  muttaḥid (a.), مُتَّحِدَة   ‎muttaḥida (f.): unito [derivato dal participio attivo del verbo اِتَّحَدَ  ittaḥada, “essere uno, unito; unirsi (con)”]

مَدِينَة   ‎madīna (n.f.), مُدُن ‎  mudun / مَدَائِن ‎  madāˀin / مُدْن  ‎ mudn (pl.): città

مَمْلَكَة   mamlaka (n.f.): regno; impero; sovranità

عَرَبِيّ ˁarabiyy (a.), عَرَبِيَّة  ˁarabiyya (f.): arabo [derivato dal nome عَرَب ˁarab, “Arabi; beduini”, dalla radice  ع ر ب  ‎ ˁ-r-b]

عَاصِمَة  ˁāṣima (n.f.), عَوَاصِم ˁawāṣim (pl.): capitale; metropoli

عَلَم  ˁalam (n.m.),  أَعْلَام ‎  ˀa‎ˁlām (pl.): bandiera, vessillo; simbolo, emblema [dalla radice  ع ل م ‎  ˁ-l-m, “sapere, conoscenza”]

عَالَم  ˁālam  (n.m.),عَالَمُون ‎  ˁālamūn / عَوَالِم  ˁawālim: mondo; universo, cosmo [dalla radice  ع ل م ‎  ˁ-l-m, “sapere, conoscenza”]

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Fonti:

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Immagine: Il mondo arabo, dal sito Arabiyyat di Eros Baldissera

 

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Segni di punteggiatura, ﻋﻼﻣﺎﺕ ﺍﻟﺘﺮﻗﻴﻢ ˁalāmat at-tarqīm

L’uso dei segni di punteggiatura,  ﻋﻼﻣﺎﺕ ﺍﻟﺘﺮﻗﻴﻢ  ˁalāmat at-tarqīm, è estraneo alla tradizione araba ed è stato integrato nei testi scritti tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, all’epoca della  نهضة‎  Nahḍa (“rinascita”), per influenza delle lingue europee (in particolare del francese).

Anche i segni di punteggiatura si riproducono da destra a sinistra, in linea con la scrittura araba, e i simboli grafici per  virgola, punto e virgola, punto interrogativo e punto esclamativo  si scrivono invertiti.

arabic question mark_Graphemica

 

 

Grafia e uso dei principali segni di punteggiatura

،

virgola   fāṣila    فَاصِلَة

✏  Dopo il vocativo e per separare frasi e proposizioni.

punto   nuqṭa   نُقْطَة

✏   Per concludere una frase o un paragrafo.

؛

punto e virgola   fāṣila manqūṭa  فَاصِلة مَنْقُوطَة

✏   Per separare due frasi collegate fra loro.

:

due punti   nuqṭatān  نُقْطَتَانِ

✏   Per introdurre il discorso diretto.

؟

punto interrogativo  ˁalāmat al-istifhām   عَلَامَة الاِسْتِفْهَام

✏   Dopo una domanda.

!

punto esclamativo  ˁalāmat al-taˁağğub    عَلَامَة التَّعَجُّب

  ˁalāmat al-istiġrāb   عَلَامَة  الاِسْتِغْرَاب

✏   Dopo un’esclamazione.

puntini di sospensione   ˁalāma al-ḥaḏf   عَلَامَات الحَذْف

✏   Per segnalare l’omissione di una parola o di una frase in un testo.

  “ ”

virgolette alte   ˁalāma al-iqtibās   عَلَامَتَا الاِقْتِبَاس

✏   Per segnalare una citazione all’interno di un testo.

( )

parentesi tonde   qawsān   قَوْسَانِ

[ ]

parentesi quadre    qawsān ḥāṣiratān     قَوْسانِ مَعْقوفَتَان

✏   Per delimitare una parte del discorso.

 

I nomi dei segni di punteggiatura

Il termine تَرْقِيم  tarqīm significa “punteggiatura (di un testo)”  e  عَلَامَة ˁalāma “segno, indicazione (di qualcosa)”.

Il punto interrogativo prende il nome di   عَلَامَة الاِسْتِفْهَام  ˁalāmat al-istifhām, “segno della interrogazione” o “segno della richiesta di informazione” (اِسْتِفْهَام  istifhām, “domanda; interrogazione, quesito” è il nome verbale di  اِسْتَفْهَمَ  istafhama, “interrogare”) e il punto esclamativo si chiama  عَلَامَة التَّعَجُّب  ˁalāmat al-taˁağğub, “segno della meraviglia” o  عَلَامَة  الاِسْتِغْرَاب  ˁalāmat al-istiġrāb, “segno dello stupore” (istiḡrāb è il nome verbale di اِسْتَغْرَبَ  istaḡraba, “meravigliarsi di; trovare strano”).

Per indicare i due punti si usa نُقْطَتَانِ  nuqṭatān, la forma duale di  نُقْطَة  nuqṭa (n.m.), il punto.

La parola per punto e virgola è  فَاصِلة مَنْقُوطَة  fāṣila manqūṭa, letteralmente “virgola punteggiata”. La virgola si chiama فَاصِلَة  fāṣila (n.f.), “separazione, intervallo”.

I puntini di sospensione,  عَلَامَات الحَذْف ˁalāma al-ḥaḏf, segnalano un  حَذْف  ḥaḏf (n.m.), “omissione, elisione” e le virgolette, عَلَامَتَا الاِقْتِبَاس ˁalāma al-iqtibās, un اِقْتِبَاس  iqtibās (n.m.), “citazione”.

 

📖  The Evolution of Arabic Writing Due to European Influence: The case of punctuation (pdf), Journal of Arabic and Islamic Studies, 15 (2015): 117-136, © Dana Awad, Lebanese University, Beirut, Lebanon

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Fonti

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Immagine: ؟ arabic question mark @ Graphemica

Altri appunti:

✏  Alfabeto, أبجدية ˀabǧadiyyah

“Maestro”, يا مُعَلِّم yā muˁallim

Dedicato ai miei maestri di traduzione e scrittura, ai miei professori di filologia e glottologia e a tutti gli artigiani della parola.

 

Maestro, insegnante, professore, artigiano, ‘mastro’…

In arabo tre parole esprimono il concetto di maestro. Hanno origine diversa e si applicano ad ambiti diversi dell’insegnamento. In tutti e tre i casi, però, sono legate a figure che conoscono e dominano una disciplina, un mestiere, un’arte al punto da poterla trasmettere: “esperti della materia” che diventano guide per altri .

 

مُعَلِّم

muˁallim (n.m.), femm. مُعَلِّمة  muˁallima: maestro; insegnante; padrone di bottega

 

Il termine muˁallim deriva dalla radice ع ل م ‎  ˁ-l-m, che contiene l’idea generale di conoscenza e sapere.
Letteralmente significa maestro e può essere usato anche per rivolgersi a un docente, ad esempio un insegnante di scuola primaria, ma è molto comune per interpellare un artigiano – come in italiano la parola mastro.
Con l’espressione  !يا مُعَلَّم,  muˁallim!
ci si rivolge a un cameriere.

📌  Altre parole per cameriere:

  • il termine standard  نَادِل  nādil (n.m.), usato in letteratura;
  • il francesismo  جَرْسُون ‎  garsōn (n.m.), colloquiale e regionale.

 

مُدَرِّس

mudarris (n.m), femm.  مُدَرِّسَة  mudarrisa: docente; insegnante; maestro; professore

 

La parola mudarris è usata per riferirsi a un insegnante e deriva dalla radice د ر س ‎  d-r-s, che veicola il campo semantico dello studio.

📌  Un sostantivo a prefisso مُـmu- [la lettera م mīm a inizio parola vocalizzata in ـُ  ḍamma (u breve)] è il participio attivo di un verbo e indica colui che compie l’azione, quindi spesso un nome di mestiere:

مُتَرْجِم  mutarǧim, “traduttore, interprete” [lett. “colui che traduce, interpreta”]
⇒   participio attivo del verbo tarǧama, “tradurre, interpretare”

 

أُسْتَاذ 

ˀustāḏ, (n.m.), femm. أُسْتَاذَة  ˀustāḏa: professore, maestro, insegnante; mastro

 

Derivato dal persiano استاد  ostâd (“maestro; mastro”), il termine ˀustāḏ  si usa per rivolgersi a un professore, con l’espressione !يَا أُسْتَاذ, ˀustāḏ!

ustad_Hans Wehr

Ustād (anche Usthad, Ustāth) è un titolo onorifico usato in Medio Oriente, Asia meridionale e Sudest asiatico e in molte lingue del mondo islamico (arabo, persiano, urdu, punjabi, pashto, turco, curdo).

Il titolo, preposto al nome proprio, era utilizzato storicamente per rivolgersi a insegnanti e artisti stimati, in particolare musicisti, con il significato di maestro.

In persiano e nei Paesi di lingua araba si usa come titolo accademico per un professore universitario.

 

La particella vocativa يَا 

La particella vocativa يَا  (categoria grammaticale حَرْف  ḥarf) si usa in interiezioni ed espressioni per interpellare o rivolgersi a qualcuno. È preposta al nome di persona, al nome comune o al pronome e si traduce con “O/Ehi… “, anche se spesso in italiano il vocativo non è marcato.
Il nominale che segue viene considerato determinato.

!يَا يُوسُف   Yūsuf!, “Giuseppe!”

!يَا قَلْبي     yā qalb-ī!, “cuore mio!”

!يَا هٰذَا    yā hāḏā!, “ehi tu!” (lett. ‘ehi questo!’, masch.)

📌  L’espressione !يَا حَبِيبِي‎   yā ḥabīb-ī!, “amico mio!” traduce anche “caro, amore”, “caro mio, amico, ehi tu” e, in tono ironico e sarcastico, “vecchio mio”.

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Fonti

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Immagine tratta da: Arabic-English Dictionary. The Hans Wehr Dictionary Of Modern Written Arabic (pdf, p.15), Edited by J.M. Cowan, © Spoken Languages Services, 1976, Internet Archive Community Texts

Altri appunti:

✏   “Famiglie di parole”: radice, أَصْل, e schema, وَزْن

✏   Nome, اِسْم ism

✏   “Movimento”, حركات‎ ḥarakāt

 

“Famiglie di parole”: radice, أَصْل, e schema, وَزْن

Costruire le parole dalle radici

La morfologia araba è caratterizzata da una regolarità quasi matematica ed è estremamente ricca: da circa seimila radici, per derivazione, si possono formare circa dodici milioni di termini.
In arabo il modo di costruire le parole e derivarne altre segue modalità molto diverse da quelle operanti nelle lingue indoeuropee. Nella letteratura linguistica l’arabo è descritto come lingua “introflessiva”, ovvero una lingua che subisce variazioni, o flessioni, soprattutto all’interno della parola: come le altre lingue semitiche, l’arabo si sviluppa dalle radici, i morfemi lessicali che veicolano campi semantici particolari e vengono inseriti in schemi precisi per formare le parole.

Il lessico arabo è riconducibile nella maggioranza dei casi a una somma di radici trilittere, cioè composte da tre consonanti, e più raramente bilittere (come nella parola أَب  ˀab, “padre”) e quadrilittere (ad esempio  ت ر ج م ‎  t-r-j-m, relativa alla traduzione).
A partire da una radice comune – أَصْل  ‎ˀaṣl, pl. أُصُولˀuṣūl – contenente l’idea generale, si possono generare “famiglie di parole” che rientrano nelle tre parti del discorso:

  • sostantivi, aggettivi, pronomi e numerali (categoria  اِسْم  ism, “nome”);
  • forme verbali coniugate (categoria فِعْل  fiˁl, “verbo”);
  • preposizioni, avverbi, coordinanti, subordinanti e interiezioni (categoria حَرْف  ḥarf, “particella”).

Lo schema –  وَزْن  ‎wazn, pl.  أَوْزَانˀawzān  – è la struttura in cui vengono inserite le consonanti della radice e che specifica il significato della parola: sulle radici si innestano combinazioni di vocali brevi o lunghe, lettere aggiuntive, altre consonanti, prefissi, suffissi e infissi, per esprimere i vari significati relativi alla parola e produrre le modificazioni grammaticali (generi, numeri, modi, tempi, ecc.).

 

La radice  ك ت ب ‎  k-t-b, scrivere

Dalla radice comune  ك ت ب ‎  k-t-b, che contiene l’idea generale di scrivere, deriva una “famiglia di parole” di cui fanno parte:

  • i sostantivi kitāb (n.m.), pl. كُتُب ‎  kutub, “libro”,  kitāba (n.f.), “scrittura, grafia”,  e  كَاتِب  kātib (n.m.), pl. كُتَّاب ‎  kuttāb, “scrittore”;
  • il verbo kataba, “scrivere”.

📌  Nel sostantivo  كَاتِب  kātib  possiamo osservare la sequenza vocalica ā-i- (vocale lunga+vocale breve), che è la struttura tipica per formare i participi attivi dei verbi: il significato letterale è quindi “lo scrivente” o “colui che scrive”.

📌 📌  Aggiungendo alla radice  ك ت ب ‎  k-t-b  il prefisso locativo  مَـ  ma-, “luogo in cui…”, avremo i sostantivi  مَكْتَبَة  ‎maktaba (n.f.), pl. مَكْتَبَات maktabāt / مَكَاتِبmakātib, “biblioteca; libreria” (lett. “luogo dove si trovano i libri”) e  مَكْتَب  ‎maktab, pl. مَكاتِب ‎  makātib, “ufficio; studio; scrivania” (lett. “luogo dove si scrive”).

 

Cercare le parole arabe nel dizionario

Nello studio dell’arabo è importante capire da subito che ogni parola è costituita dall’intersecarsi di radice + schema e con la pratica abituarsi a questo meccanismo.

Nei principali dizionari (come il dizionario di Arabo di Eros Baldissera, Zanichelli, Seconda edizione 2014) i lemmi dall’arabo sono presentati secondo il sistema e l’ordine alfabetico delle radici, nella sequenza: 1) verbo primitivo e forme derivate; 2) sostantivi; 3) aggettivi; 4) avverbi e preposizioni; 5) infiniti (o nomi verbali); 6) participi. Per la ricerca del singolo termine bisogna quindi prima dedurne la radice: per trovare, ad esempio, il verbo دَرَسَ  darasa, “studiare, imparare” e  i sostantivi دَرْس  dars (n.m.), pl.  دُرُوس ‎  durūs, “studio, lezione”  e  مَدْرَسَة  madrasa, pl. مَدَارِس ‎  madāris, “scuola; madrasa” sarà necessario risalire alla radice د ر س ‎  d-r-s – che contiene l’idea generale di studiare – e sotto di essa cercare le relative parole.

La lezione in video Come usare il vocabolario arabo dal sito La Lingua Araba suggerisce i passi da seguire per cercare le parole nel dizionario, in base al livello di apprendimento raggiunto (iniziale, intermedio, avanzato).

 

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Fonti

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Altri appunti:

✏  Nome, اِسْم ism

 

Nome, اِسْم ism

اِسْم

ism (n.m.), ‎أَسْمَاء ‎  ˀasmāˀ أَسَامٍ ‎  ˀasāmin (pl.): nome; nome proprio di persona;
(gramm.) sostantivo, ‘nominale’

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La trascrizione dei nomi propri italiani in arabo

Silvia_arab.it

 

 

 

 

Alcuni nomi propri di persona, appartenenti alla tradizione religiosa giudeocristiana, hanno equivalenti arabi, ad esempio:

              Chiara        ⇒        نُور   ‎Nūr (“Luce”)

Giuseppe       ⇒         يُوسُف   Yūsuf

          Maria        ⇒         مَرْيَم   Maryam

 

Per scrivere un nome proprio italiano che non ha un equivalente si utilizzano i caratteri arabi la cui pronuncia corrisponde alle lettere del nome italiano:

  • le vocali si riproducono in genere mediante vocali lunghe arabe
  • la -a finale si traslittera con la  ˀalif  normale
  • il suono [v] si trascrive con una  ﻑ  fāˀ.

Così una possibile trascrizione del mio nome sarà:

Silvia      ⇒         سيلفيا

I nomi propri di persona sono indeclinabili.

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Presentarsi:  اِسْمِي  ˀism-i  e  أَنَا  ˀanā

Per presentarsi si possono utilizzare:

  • la forma  اِسْمِي  ˀism-i, “il mio nome”, con il pronome suffisso  ي -i  in funzione di aggettivo possessivo (1ª persona singolare) unito al sostantivo, seguita dal nome proprio

اِسْمِي سيلفيا  ˀismī  Silvia     “mi chiamo Silvia”  <nome-mio [è] Silvia>

  • il pronome autonomo personale   أَنَا  ˀanā, “io” (1ª persona singolare), seguito dal nome proprio

 أَنَا سيلفيا   ˀanā Silvia     “sono Silvia”  <io Silvia>

 

La frase nominale

I grammatici arabi medievali suddivisero le lingua araba in tre parti del discorsoاِسْم  ism, “nome”,   فِعْل  fiˁl, “verbo”  e  حَرْف  ḥarf, “particella”.
Nella categoria dei ‘nominali’, اِسْم  ism, rientrano sostantivi, aggettivi, pronomi e numerali.

La frase nominale,  الجُمْلة الاِسْمِيَّة  al-ǧumla l-ismiyya, corrisponde a un enunciato costituito da soli ‘nominali’ nel quale non interviene alcun verbo e rappresenta il modo abituale di rendere la frase dichiarativa, che in italiano richiede il verbo essere:

 أَنَا طَالِبَةٌ  ˀanā ṭālibatun  ⇒  “sono una studentessa”  <io studentessa>

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Fonti

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Immagini: Silvia in arabo, © Arab.it

Altri appunti:

✏   Alfabeto: lettere aggiuntive / 2
✏   Alfabeto: lettere aggiuntive / 1
✏   “Movimento”, حركات‎ ḥarakāt