Sole, شَمْس šams, e luna, قَمَر qamar: lettere solari e lettere lunari

Mond-_und_Sonnenbuchstaben

 

Le lettere dell’alfabeto arabo si dividono in due parti uguali, a seconda del loro comportamento quando sono precedute dall’articolo determinativo ال al.
La differenza fra i due gruppi è solo fonetica
.

Le 14 lettere solari  –  ﺍﻟﺤﺮﻭﻑ ﺍﻟﺸﻤﺴﻴﺔ  al-ḥurūf aš-šamsiyyah, da  شَمْس  šams, “sole”  –  sono dentali, interdentali e sibilanti e in presenza dell’articolo assimilano  lām, che non si pronuncia, mentre si raddoppia il suono della consonante iniziale:

ال al+ شَمْس  šams, “sole”    >   [si scrive]  الشَمْس   [si pronuncia]  -šams, “il sole”

Le 14 lettere lunari  –  ﺍﻟﺤﺮﻭﻑ ﺍﻟﻘﻤﺮﻳﺔ  al-ḥurūf al-qamariyyah, da  قَمَر  qamar, “luna” – non assimilano lām e la pronuncia è regolare:

ال al+ قَمَر  qamar, “luna”   >    [si scrive e si pronuncia]  القَمَر   al-qamar

 

Lettere solari

تَرْجَمَة  ‎  tarǧama, “traduzione”   ⇒   التَرْجَمَة   at-tarǧama, “la traduzione”

ثِقَة    ṯiqah, “fede, fiducia”     ⇒     الثِّقَة   aṯ-ṯiqah, “la fede, la fiducia”

دَفْتَر  ‎daftar, “quaderno”   ⇒   الدَفْتَر  ad-daftar, “il quaderno”

ذِكْرَى   ḏikrā, “memoria, ricordo”   ⇒    الذِكْرَى   aḏ-ḏikrā, “la memoria, il ricordo”

رَاحَة    rāḥa, “riposo; quiete”     ⇒      الرَاحَة   ar-rāḥa, “il riposo; la quiete”

زَهْر    zahr, “fiori” (coll.)    ⇒     الزَهْر    az-zahr, “i fiori”

سَلَام  ‎  salām, “pace; saluto”     ⇒     السَلَام   as-salām, “la pace; il saluto”

شَجَر   šaǧar, “alberi” (coll.)       ⇒      الشَجَر   -šaǧar, “gli alberi”

صَيْف   ṣayf, “estate”    ⇒    الصَيْف   aṣ-ṣayf, “l’estate”

ضَيْف  ḍayf, “ospite”    ⇒     الضَيْف   aḍ-ḍayf, “l’ospite”

طَحِين  ṭaḥīn, “farina”    ⇒    الطَحِين   aṭ-ṭaḥīn, “la farina”

ظُهْر   ẓuhr, “mezzogiorno”     ⇒     الظُهْر   aẓ-ẓuhr, “il mezzogiorno”

  ‎     ‎  ‎  ‎ ‎ ‎ ‎ ‎‎  ‎

لِسَان  ‎  lisān, “lingua, linguaggio”         اللِسَان   al-lisān, “la lingua, il linguaggio”

نُور   nūr, “luce”    ⇒     النُور   an-nūr, “la luce”

 

Lettere solari

أ

أَبْجَدِيَّة  ‎  ˀabjadiyya, “alfabeto”   ⇒    الأَبْجَدِيَّة  al-‎ˀabjadiyya, “l’alfabeto”

بَيْت   bayt, “casa”          البَيْت   al-bayt, “la casa”

جَدّ   ǧadd, “nonno; antenato”           الجَدّ   al-ǧadd, “il nonno; l’antenato”

حَرَكَة   ḥaraka, “movimento”         الحَرَكَة   al-ḥaraka, “il movimento”

خ

خُبْز    ubz, “pane”           الخُبْز   al-ḫubz, “il pane”

عِيد   ˁīd, “festa”           العِيد   al-ˁīd, “la festa”

غَرْب   ġarb, “occidente”            الغَرْب   al-ġarb, “l’occidente”

فَصْل   faṣl, “capitolo; stagione”             الفَصْل   al-faṣl, “il capitolo; la stagione”

قَلَم   qalam, “penna” [per scrivere]               القَلَم   al-qalam, “la penna”

كِتَابَة  ‎  kitāba, “scrittura”         الكِتَابَة   al-kitāba, “la scrittura”

مَدْرَسَة   madrasa, “scuola”         المَدْرَسَة   al-madrasa, “la scuola”

هَدَف    hadaf, “scopo, obiettivo”           الهَدَف   al-hadaf, “lo scopo, l’obiettivo”

وَرْد   ward, “rosa, rose” (coll.)               الوَرْد    al-ward, “la rosa, le rose”

يَوْم   yawm, “giorno, giornata”             اليَوْم   al-yawm, “il giorno, la giornata”

 

∗ ∗ ∗

Fonti

∗ ∗ ∗

Immagine: Mond- und Sonnenbuchstaben – Lettere solari e lunari, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Annunci

Alfabeto: lettere aggiuntive / 2

Altri usi della ا ˀalif

 

Alif-Madda

الف مدة   ˀalif madda (lett. “alif allungata”) si usa per evitare di scrivere due ˀalif consecutive: quando أَ ˀalif ḥamza iniziale è seguita da vocale lunga ā, la ˀalif di prolungamento viene rappresentata graficamente in cima alla prima e in posizione orizzontale, pronunciata e traslitterata come ā lunga. Il segno ˜ posto sopra la ˀalif si chiama  مَدَّة  ‎madda, “prolungamento”:

آدَاب   ˀādāb, “letteratura” (n.m., pl.)

آب   ‎ˀāb, “agosto” (n.pr.m.)

Quando ˀalif madda compare all’interno della parola, il suo valore è -ˀā-, cioè hamza+ā:

قُرْآن  ‎  Qurˀān, “Corano” (n.m.)

اَلْآنَ   al-ˀāna, “adesso” (avv.)

∗ ∗ ∗

الف مقصورة  ˀalif  maqūra (lett. “alif accorciata”) Alif_maqsuracompare solo a fine parola, si pronuncia e traslittera come ā lunga e si scrive ى, cioè come una yāˀ senza i punti preceduta da fatḥa. Quando è seguita da un pronome suffisso, la ˀalif  maqūra si trasforma in ˀalif semplice. Compare in diversi temi femminili e maschili, in preposizioni di uso frequente e avverbi:

لَيْلَى   ‎Laylā, “Leila”

مُصْطَفَى   Muṣṭafā, “Mustafa” (lett. “scelto, eletto”)

إِلَى   ˀilā, “su, verso”

مَتَى؟  ‎  matā?, “quando?”

∗ ∗ ∗

00-Kleines Alif.png

 ˀalif  difettiva o miniaturizzata

In un ristretto numero di parole la ˀalif funge da allungamento vocalico ed è regolarmente pronunciata, ma non risulta a livello scritto nei testi non vocalizzati.

Nei testi vocalizzati è riportata miniaturizzata in cima alla consonante che la precede, ad es. in:

اَلله ‎  Allāh, “Dio, Allàh” (n.pr.m.)

هٰذَا   hāḏā, “questo” (agg./pron.dim.)

ذٰلِكَ  ‎  ḏālika, “quello” (agg./pron.dim.)

لٰكِنْ  ‎  lākin, “ma” (cong.)

∗ ∗ ∗

أَلِف وَصْلَة  ˀalif  wala00-Alif-Wasla.png

Alcune parole iniziano per una ˀalif che non è ˀalif ḥamza. In questi casi si parla di ˀalif waṣla (lett. “alif di legamento”). Nelle parole in ˀalif waṣla non c’è ḥamza e si ha elisione della vocale iniziale a, i, u ogni volta che sono precedute da un’altra parola uscente in vocale. Nella scrittura vocalizzata la ˀalif porta il segno waṣla, ٱ. Uno dei termini più comuni è  اِسْم  ism, “nome”:

  • a inizio di enunciato si legge ˀism

اِسْمِي لَيْلى  ˀismī  Laylā, “mi chiamo Leila” <nome-mio [è] Leila>

  • se ad esempio è preceduto dalla congiunzione وَ  wa-, “e”, o dal pronome interrogativo مَا؟  mā?, “cosa?”, la i- iniziale si elide

وَٱسْمِي لَيْلى   wa-smī  Laylā, “e mi chiamo Leila”

مَا ٱسْمِي؟   smī?, “come mi chiamo?”

 

📌  La ˀalif  dell’articolo determinativo al- è ˀalif  waṣla. Si pronuncia solo a inizio frase, mentre all’interno della frase la /a/ cade e l’articolo si pronuncia e traslittera l-:

بَيْت  ‎ bayt, “casa”   ⇒    اَلْبَيْت  al-bayt, “la casa”  ⇒   فيِ ٱ لْبَيْت  fī l-bayt, “nella casa, a casa”

̇

ا+ل ˀalif + lām: l’articolo determinativo ال al-

alif+lam

L’unione ˀalif + lām si identifica con l’articolo determinativo ال al-. È l’unico articolo determinativo presente in arabo, invariabile in genere e numero (corrisponde a il, lo, la, l’; i, gli, le), e si unisce direttamente al sostantivo o all’aggettivo cui è riferito:

كِتَاب  ‎  kitāb, “libro”     ⇒     اَلْكِتَاب ‎  al-kitāb, “il libro”

L’articolo determinativo si usa:

  • con tutti gli epiteti di  اَلله ‎ Allāh
  • per indicare i punti cardinali, l’ora e i giorni della settimana
  • con i nomi delle stagioni e alcuni nomi di Paesi e città
  • con i nomi propri preceduti da Signor, Signora o altri titoli

 

تنوين  tanwīn: il nominale indeterminato

In arabo non esiste un vero articolo indeterminativo e il nominale indeterminato (sostantivo e aggettivo) è reso mediante un raddoppiamento dell’ultima vocale breve con l’ausilio dei tre diacritici vocalici   ـٌ  -un  ـٍ . -in  ـً   -an,  detti  تنوين  tanwīn (in italiano anche nunazione), corrispondenti agli articoli un, uno, una, dei, degli, delle.

I tanwīn seguono il caso della parola a cui si riferiscono:

-un = nominativo indeterminato 00-Dammatan
كِتَابٌ   kitābun, “un libro”

 

 

-in = genitivo o caso obliquo 00-Kasratan
بكتابٍ   bi-kitābin, “con un libro”

 

 

-an = accusativo indeterminato 00-Fathatan
كِتَابًا  […]   […] kitāban,  “[ho comprato] un libro”

 

 

∗ ∗ ∗

Fonti

∗ ∗ ∗

Immagini: Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0 (ˀalif madda, ˀalif  maqūra, ˀalif  difettiva, ˀalif  wala); Unidad 5. El artículo (1) التعريف | Asir Laymun عصير ليمون (ˀalif + lām); Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0 (ammatān, kasratān, fatḥatān)

Altri appunti:

✏   Alfabeto: lettere aggiuntive / 1

✏   “Movimento”, حركات‎ ḥarakāt

 

 

Glossario di arabismi in italiano / 1

Glossario di arabismi in italiano / 1  è pubblicato con Licenza  Licenza Creative Commons

 

Arabismi in italiano: parole della cultura materiale e tecnicismi delle scienze

Gli  arabismi  sono esotismi provenienti da diverse varietà di arabo, in particolare maghrebine, entrati nel vocabolario italiano a partire dal Medioevo fino ai giorni nostri. La maggior parte dei prestiti arabi in italiano ha un senso concreto: si tratta di parole della cultura materialemarineria, mercanzia, alimenti, piante, frutti, prodotti tessili – e di tecnicismi delle scienze astronomia, matematica, alchimia, botanica, filosofia – penetrati nel lessico colto attraverso lo scritto, soprattutto nel tardo Medioevo e nel Rinascimento. I nomi astratti, gli aggettivi e i verbi sono molto rari.

Fondaco_dei_Turchi_nel_1870

Lessico militare, marinaresco e commerciale

aguzzino: [fine XV sec.] ar. ألوزير  al-wazīr, “(il) ministro, luogotenente”, con degradazione semantica (carceriere, sbirro; persona crudele)

alfiere: [1546] (1) portabandiera, chi porta le insegne, sp. alférez, dall’ar. فارس  al-fāris, “(il) cavaliere”; [1551] (2) pezzo del gioco degli scacchi che si muove in diagonale lungo le caselle di uno stesso colore, dall’ar. فيل  al-fīl, “(l’) elefante” (dal pers. pīl)

ammiraglio: [av. 1294] ar. امیر  amīr, “comandante, principe, governatore” (dalla loc. ar. أمير البحر  ʾamīr al-baḥr, “comandante o principe del mare”), passato attraverso il greco amerâs; la specializzazione marinaresca della parola sarebbe avvenuta in Sicilia, alla corte dei Normanni, e di qui passata alle altre marine europee

arsenale: [1305; 1313] voce di orig. venez. (arzanà, cfr. lat. mediev. di Venezia arsana), ar. دَار اَلصِّنَاعَة ‎  dār aṣ-ṣināʿa, “casa del mestiere, fabbrica” (صِنَاعَة  ṣināʿa); complesso di darsene, stabilimenti e officine per la riparazione, la manutenzione o anche la costruzione di naviglio militare

ascaro: [1891] ar. عسكر  ‘askar, “truppe”; soldato indigeno delle vecchie truppe coloniali europee, specialmente quelle italiane in Eritrea e Somalia

assassino: [av.1290] da ‘Assassini’, nome di una setta musulmana, ar. volg. ḥaššāšīn, pl. di ḥaššāš “fumatore di hascisc” (حشيش  ḥašīš); il termine fu usato per indicare gli adepti del gruppo ismailita dei Nizariti di Alamut in Persia (questa ipotesi etimologica è  contestata da alcuni arabisti e da alcuni scrittori)

cassero: [av. 1300] ar. قصر  qaṣr, “castello”, dal gr. bizantino kástron, dal latino castrum, “castello, fortezza”; recinto di mura intorno a una fortezza, il nucleo centrale di una rocca medievale più saldamente costruito e fortificato, corrispondente al maschio o mastio

darsena: [av. 1373; av. 1540] voce di orig. pisana (cfr. lat. mediev. di Pisa darsena), ar. دَار اَلصِّنَاعَة ‎  dār aṣ-ṣināʿa, “casa del mestiere, casa di costruzione, fabbrica”, attraverso il dial. genovese

dogana: [1264] ar. *dūwān, var. di ديوان  dīwān, “libro di registrazione delle merci”; ant., il magazzino pubblico, o fondaco, dove si scaricavano e conservavano le merci giunte da fuori per assoggettarle a dazio prima d’introdurle nella città

facchino: [sec. XIV] forse dall’ar. فقيه  faqīh, “giureconsulto, teologo”, poi “funzionario di dogana”; la degradazione semantica da ufficiale di dogana a “portatore di pesi” sarebbe avvenuta nei secoli XIV-XV, quando, in seguito alla grave crisi economica del mondo arabo-islamico, gli antichi funzionari furono costretti a dedicarsi al piccolo commercio di stoffe, che trasportavano di piazza in piazza sulle proprie spalle

fondaco: [1264] ar. فندق  funduq, “alloggiamento per mercanti”, dal gr. pandokêion, “locanda, albergo”; edificio o complesso di edifici dove, nel Medioevo e nei secoli successivi, i mercanti forestieri per concessione dell’autorità del luogo depositavano le loro merci, esercitavano i loro traffici e spesso anche dimoravano

magazzino: [av. 1348] ar. مخزن  maḵzan, pl. maḵāzin, “deposito”

ragazzo: [av. 1313] dall’ar. dial. *raggāz, var. di raqqāz (o raqqāṣ), “corriere, messaggero che porta le lettere o che conduce i viaggiatori” (cfr. lat. mediev. ragatius);  dal Maghreb (sec. XIII), molto probabilmente penetrato in Italia dalla Sicilia (terminologia della dogana)

sensale: [sec. XIII] ar. سِمْسَار  simsār, “mediatore”, dal pers. sāpsār; mediatore tra venditore e acquirente in affari commerciali, specialmente nelle contrattazioni di prodotti agricoli e di bestiame

Pillowcase_embroidery_by_Palestinian_refugees_in_Jordan

Lessico del vestiario e suppellettili

baldacchino: [av. 1363] der. di Baldacco, ant. nome tosc. della città di Baghdad, dall’agg. ar. bagdādī, “di Bagdad”, che già in Levante significava tanto una “stoffa preziosa di Bagdad” quanto “ornamento a forma di cupola, che sovrasta qualche cosa”

caffet(t)ano: [1483] pers. khaftan, attrav. ar. قَفْطَان  qaftān e turco kaftan; veste maschile, lunga fin quasi ai piedi, aperta sul davanti, con maniche molto lunghe, di stoffa colorata spesso a righe, in uso nei paesi musulmani e per qualche secolo (a partire dal XIII sec.) anche in alcuni paesi dell’Europa orientale

caraffa: [1554] ar. maghrebino garrāfa, “vaso cilindrico di terracotta con una o due orecchie”; forse c’è stata contaminazione con un’altra parola araba, qaraba, “bottiglia di vetro a grosso ventre”

cremisi: [sec. XIV] ar. qirmizī, “grana rossa ricavata dalla cocciniglia”, da qirmiz, nome di una specie di cocciniglia (dal pers. کرم  kirm, “verme”)

gabbana/gabbano: [av. 1400] ar. qabā’, “tunica da uomo dalle maniche lunghe”, di orig. persiana, entrato simultaneamente in Italia e in Spagna; specie di largo cappotto con maniche e talora con cappuccio, spesso foderato di pelliccia o di altra stoffa, usato nel Medioevo dagli uomini di ogni classe per difendersi dalla pioggia o dal freddo o per cavalcare

giara: [av. 1405] forse entrato in italiano tramite lo sp. jarra o direttamente dalla sua origine, ar. ğarra; grande recipiente di terracotta con una o due anse, usato per conservare olio, vino, acqua, ecc.

giubba: [1284] ar. ğubba, “sottoveste di cotone”, di vasta diffusione romanza ma soprattutto italiana; ant., indumento da uomo o da donna di origine orientale, consistente in una specie di tunica con maniche, portata dapprima come sottoveste

materasso: [av. 1306] ar. مَطْرَح  maṭraḥ, “luogo dove si getta qcs.”, ad es. un “tappeto sul quale coricarsi”, der. di طرح  ṭaraḥa, “gettare” (cfr. lat. mediev. mataraciumar); la parola compare quasi contemporaneamente in Italia, Francia, Germania e Inghilterra, ma l’ipotesi più probabile è che il primo punto di diffusione sia stata l’Italia meridionale

ricamare: [1400] ar. raqama, raqqama, “scrivere, tessere una stoffa”; le corrispondenti forme francesi e spagnole sono state introdotte dall’Italia, centro europeo di diffusione del ricamo, incrementata a Palermo intorno al Mille

scarlatto: [1ª metà XIII sec.] lat. mediev. scarlātu(m), persiano-arabo saqirlāt, “abito tinto di rosso con cocciniglia”, formato sul gr. biz. *sigillátos, ricalcato sul lat. (textum) sigillatum (“veste ornata”)

tazza: [av. 1400] turco tas, dall’ar. طاس  ṭās, propr. “vaso”, giunto in tutto l’Occidente verosimilmente dai porti del Levante

zerbino: [1891] ar. zirbī, “tappeto, cuscino”, trasmesso all’italiano standard probabilmente attraverso l’italiano regionale ligure

Tarsia_San_Domenico

Lessico dell’arte e della musica

lacca: [av. 1400] lat. mediev. lacca(m), ar. lakk, pers. lāk, indiano ant. lākṣā-, nel senso di “sostanza colorata di origine vegetale, animale o artificiale, usata come rivestimento protettivo od ornamentale di vari oggetti”

liuto: [1292] ant. fr. leut (mod. luth), ar. العُود  al-ʿūd, “(strumento di) legno, liuto” (con concrezione dell’art. det. arabo ال al-) – strumento cordofono a pizzico di origine araba, comparso in Europa a partire dal Medioevo e che nel Rinascimento, periodo della sua massima diffusione, assunse una conformazione rimasta immutata sino alla fine del XVIII sec.

nacchera: [av. 1348] pers. nakar, ar. نَقَّارَة  naqqāra, timpano”,  curdo nakera, “conchiglia della madreperla” – antico strumento militare a percussione di origine saracena, costituito da due elementi, simili a timpani o tamburi, che si suonavano battendoli ritmicamente con due bacchette, per lo più stando a cavallo

ottone: [1271] prob. ar. لَاطُون  lāṭūn, “rame”, turco altun/altın, “oro”

tamburo: [1305] pers. تبیر  tabīr, con sovrapposizione dell’ar. tunbūr, nome di uno strumento musicale a corde, incrociato con طبل  abūl, “tamburo”

tarsia: [sec. XIII] ar. tarṣī, “commettitura”, forma infinitiva del verbo rass‘a, “ornare”; “tecnica decorativa in legno o pietra, consistente nell’accostare elementi di vario colore commettendoli secondo un disegno prestabilito” e “l’opera ottenuta con tale tecnica”

Orange blossom and oranges

Alimenti, frutti, ortaggi, spezie

albicocco/a: [av. 1636] ar. اَلْبَرْقُوق al-barqūq, “prugna, susina” (برقوق  barqūq), gr. praikókion, “albicocca”, lat. praecoquus, “precoce”

arancio: [ca. 1309] pers. nāranj, prob. dal sanscr. nāgaranja, “frutto degli elefanti”; in italiano la parola ha subito la caduta della n- ritenuta parte dell’art., *un narancio > un arancio (la forma narancio è attestata nell’Ariosto e in alcuni dialetti, ad es. a Venezia troviamo naranza)

carciofo: [1546] ar. خرشوف  ḵuršūf

limone: [av. 1544] ar. ليمون  laymūn, pers. limun, derivato probabilmente da una lingua orientale; arrivò in Occidente insieme al frutto, durante le Crociate

marzapane: [av. 1347] ar. marṭabān, “cofanetto, scatola”; il termine designò dapprima un tipo particolare di vaso di porcellana, proveniente dalla città indiana di Martaban, poi la confettura di zucchero e spezie che quello solitamente conteneva (cfr. massapanus nel lat. mediev. della Curia romana [1337] e marzapani che, con varianti, s’incontra in inventari siciliani del 1487 e 1490; martabana in una lettera da Aleppo, scritta nel 1574 da un mercante veneziano)

zafferano: [sec. XIV] ar. زعفران  zaʿfarān

zagara: [1682] ar. زهرة  zahra, “fiore” e “fiore d’arancio”, in particolare nei dialetti dell’Africa settentrionale

zibibbo: [sec. XIV] ar. zibīb, “uva passa”

Almagest_traduzione latina Giorgio da Trebisonda_ 1451

Lessico dell’astronomia e della matematica

algebra: [sec. XIV] lat. mediev. algĕbra(m), ar. ﺍﻟﺠﺒﺮ  al-ǰabr, propr. “restaurazione”, nell’espressione ‘ilm al-ǰabr wa-ʾl-muqābala’, “scienza della riduzione, della comparazione”; voce introdotta in Occidente da Leonardo Fibonacci (Liber Abbaci, 1202)

algoritmo: [1748] lat. mediev. algorĭthmu(m) o algorĭsmu(m), “cifra che esprime una quantità, calcolo aritmetico”, propr. trascrizione del nome del matematico persiano Abū Jaʿfar Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī (ca. 780-850), al-Khwārizmī, “(uomo) della Corasmia”, regione storica e geografica dell’Asia centrale oggi divisa tra il Turkmenistan e l’Uzbekistan

almagesto: “libro di astronomia”, [av. 1367] ar. al-maǰistī, gr. Megístē “il massimo”, sott. mathēmatikḗ súntaksis tês astronomías, “compendio matematico dell’astronomia”, titolo dell’opera astronomica di Tolomeo.

almanacco: [av. 1348] ar. al-manāx, “clima, calendario” (الْمُنَاخ  al-munāḵ)

azimut: [av. 1578] sp. ant. acimut, ar. السُمُوت  as-sumūt, “(le) vie”, pl. di سمت  samt, “strada, via”; angolo tra il circolo verticale di un astro e il meridiano del luogo di osservazione (lessico astronomico)

Nota: Molto spesso la parola araba è stata accolta in italiano nella sua forma determinata, con la concrezione dell’articolo determinativo arabo ال al.

cifra: [av. 1488] lat. mediev. cĭfra(m) [sec. XII], ar. ص ف ر  ṣifr, “nulla, zero”, propr. aggettivo col significato di “vuoto” (cioè assenza di unità), cfr. sanscr. śūnya, “vuoto, nulla, zero”; anche “cifra” indicava originariamente lo zero

nadir: [av. 1313] ar. نظير  naẓir, “(punto) opposto (allo zenit)” (نَظِير السَّمْت  naẓīr as-samt)

x: segno per indicare l’incognita, ar. شيء  šay’, “cosa”, la cui lettera iniziale   š (sh, fricativa palatale sorda) era usata come abbreviazione per indicare l’incognita nei testi arabi di algebra; in spa. antico (come ancora oggi in port.) il suono sh era scritto con la lettera x e quindi anche la š dell’incognita divenne x; Fibonacci seguì questo uso grafico (Liber Abbaci) e lo diffuse definitivamente

zenit: [av. 1321] da una lettura erronea dell’ar. samt ar-raʾs, “direzione della testa”, indica il punto in cui la verticale che passa per un punto di osservazione incontra la sfera celeste

zero: [1491] lat. mediev. zĕphўru(m), ar. ص ف ر  ṣifr, “vuoto, zero”, calco sull’agg. sanscr. śūnya, “vuoto”, che i matematici indiani usavano per indicare lo zero, e sul loro esempio gli Arabi, che trasmisero la parola col nuovo significato in Occidente; Leonardo Fibonacci latinizzò il termine in zephirum, che nelle fonti italiane diventò zefirozefro e quindi zero; un adattamento della parola araba più vicino all’originale è lo spa. cifra (it. cifra, fr. chiffre, ted. Ziffer) col valore di segno numerico

Mary's_Bath_1528_detail

Lessico della chimica

alambicco: [in. XIII sec.] ar. الإِنْبِيق  al-anbīq, dal gr. ámbiks, -ikos, “coppa, vaso”

alcali: [1555] ar. al-qalī, “potassa”; in chimica indica i sali di potassio e di sodio

alchimia: scienza occulta che ricercava la pietra filosofale, [av. 1257] attraverso il basso lat. chimia, dal lat. mediev. alchimīa(m) (forma con l’articolo arabo), dall’ar. اَلْكِيمِيَاء  al-kīmīyāʾ, “(la) pietra filosofale”, dal siriaco kīmiyā, gr. tardo khumeía o khēmeía, “mescolanza di liquidi” (voce copta chama, “nero”)

alcol: [1732] lat. mediev. alcohol, ar. di Spagna اَلْكُحْل  al-kuḥul, “polvere finissima (per tingere le sopracciglia)”; più conforme all’etimo arabo è il primo significato, polvere finissima di solfuro d’antimonio o di solfuro di piombo, adoperata in Oriente per tingere di nero le ciglia, le palpebre e le sopracciglia, poi gli alchimisti generalizzano il senso della parola in quello di polvere impalpabile; Paracelso arbitrariamente estende ancora il significato, portando il vocabolo a significare “elemento essenziale, nobilissimo” (per lui alcohol vini è dunque lo “spirito di vino”); è molto probabile che la voce sia giunta a noi attraverso il francese (attestata dal XVI secolo)

elisir: [1563] lat. mediev. elixir, ar. الإكسير  al-iksīr, “pietra filosofale, medicamento balsamico, medicamento in forma di sostanza secca”, gr. ksēríon, “miscela di polveri”, dal gr. kserós, “secco”; in italiano indica un liquore dalle proprietà corroboranti

Altre parole

bizzeffe: [av. 1484] ar. volg. bizzēf, var. del class. bizzāf, “abbondantemente”, ar. magrebino bizzaf, “molto, in abbondanza”; nella loc. avv. a bizzeffe (“in grande quantità, a iosa”)

garbo: [av. 1537] forse dall’ar. dial. *gālb, var. di قَالِب  qālib, “modello, stampo”, che spiegherebbe tanto le accezioni più antiche (“forma [dei pezzi di costruzione] di una nave”, attestata tardivamente nei testi italiani [1602], ma molto prima in quelli dialettali, come il gen. ga(r)ibu [sec. XIII]), quanto le forme dialettali, come il calabr. gálipu

meschino: [in. XIV sec.] ar. مسكين  miskīn, “povero, indigente, misero” (forse a sua volta di lontana ascendenza accadica), documentato in Spagna nel secolo X, in Francia nel successivo

scacco: [1ª metà XIII sec] prob. dal provenz. ant. escac, tratto dalla loc. ar. di orig. pers. شاه مات  šāh māt, “il re è morto, scacco matto”, formula che segna la fine del gioco; la parola araba per scacchi è di chiara origine indiana (shatranğ o shitranğ, etimologicamente dal sanscr. čaturanga, “formato da quattro membra”, cioè i quattro pezzi del gioco) ed è testimoniata ancora nelle lingue iberiche (port. ant. acedrenche e mod. xadrez, spa. ajedrez), mentre nelle altre lingue europee il nome del gioco è stato ricreato dalla formula mista arabo-persiana; con ogni verosimiglianza il gioco ha avuto una storia simile a quella delle cifre “arabe” e come queste è passato dall’India alla Persia e quindi nel mondo islamico, giungendo fino agli Arabi di Spagna

zecca:  [av. 1348] ar. سكة  sikka(h), “moneta, conio”, e دَار السِكَّة  dār as-sikka, “zecca”, lett. “casa della moneta”; zecchino [1536] ne è l’aggettivo, “(ducato nuovo) di zecca”, e sostituì il vocabolo ducato, che designò una moneta aurea ideale

∗ ∗ ∗

Fonti

Introduzione, voci del glossario, definizioni e nota tratti da:

Termini in arabo, persiano e turco tratti da: Arabic language – Wiktionary, 

Approfondimenti tratti da: Wikipedia (italiano), 

Immagini

Fondaco dei Turchi, Venezia, 1870, Pubblico dominio
Pillowcase embroidery by Palestinian refugees in Jordan, CC BY-SA 3.0
Figura geometrica di Fra Damiano Zambelli (1ª metà 1500), Basilica di San Domenico, Bologna, Pubblico dominio
Fiore d’arancio (zagara) e frutto, CC BY-SA 3.0
Almagesto, pagina della traduzione latina di Giorgio da Trebisonda (ca. 1451), Pubblico dominio
balneum Mariae, detail from Coelum philosophorum (1528), Pubblico dominio

∗ ∗ ∗

https://licensebuttons.net/l/by-nc-sa/4.0/88x31.png

Glossario di arabismi in italiano / 1 è pubblicato con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale