L’identità dell’individuo nel nome: اِسْم ism, كنية kunya, نِسْبَة nisba, لَقَب laqab

Per i grammatici arabi il termine coranico  اِسْم  ism, “nome”, ha due possibili etimologie:

  1. deriverebbe dalla radice  سمو  s-m-w, “essere alto; elevarsi, dominare”: il nome è considerato sotto il suo aspetto essenziale e permanente e designa la realtà essenziale del nominato, oppure
  2. dalla radice  وسم  w-s-m, “mettere un marchio, un segno (su qualcosa); definire; avere un bel viso”: del nome è preso in considerazione l’aspetto formale, che definisce la realtà manifestata del nominato.

Queste due etimologie complementari mettono in luce la doppia dimensione dell’essere, legato sia all’essenza che all’apparenza. Il termine coranico اِسْم  ism va dunque molto al di là della semplice “denominazione”.

In seno alla società araba tradizionale ciascun individuo è distinto da un insieme di qualifiche che determinano molto precisamente la sua identità. Il “nome proprio”, ricevuto alla nascita, non è che il primo degli elementi costitutivi del suo nome.

  • Il nome proprioاِسْم  ism è la sola denominazione dell’identità intima dell’individuo: ad es.   عَلِيّ ʿAlī  (a.m.  عَلِيّ ʿaliyy, “nobile, elevato, alto”);  فَاطِمَة  Fāṭima (“giovane cammella svezzata; colei che è allontanata dal fuoco”).
  • Il nome di paternità / di parentela  كنية  kunya, “soprannome; cognome; nomignolo” è un appellativo composto da أَبُو  ʾabū, “padre”, o  أُمّ  ʾumm, “madre”, seguito in genere dal nome del primogenito: ad es. أبو الحسن   Abū ‘l-Ḥasan (“il padre di Ḥasan”);  أم سلمة  ʾUmm Salama (“la madre di Salama”).
  • Il nome di filiazione / di relazione – نِسْبَة  nisba, “attribuzione; parentela, affinità” indica l’appartenenza tribale o il luogo di origine, di soggiorno o di decesso (città, regione, paese): ad es. al-Miṣrī (“l’egiziano”).
  • Il soprannome  لَقَب  laqab, “nomignolo; titolo, cognome”   può essere un epiteto onorifico, legato alla religione o al potere: ad es.  صلاح الدين  Ṣalāḥ ad-Dīn (“integrità della religione”).

A questi elementi si possono aggiungere: la designazione del rito religioso, ad es.  الْمَالِكِي  al-Mālikī (“che segue la scuola giuridica malichita”); oppure l’indicazione del mestiere esercitato, ad es. الغزالي  al-Ghazzālī  (“il filatore”).

 Bayt Al Amal _Speranza

Nomi arabi maschili

إِبْرَاهِيم  ʾIbrāhīm, “Abramo”; dall’ebraico  אַבְרָהָם  Avrahám, “Padre di nazioni/dei popoli”.

إِكْرَام  ʾIkrām, “deferenza; ospitalità; testimonianza di rispetto”; dal v.  أَكْرَمَ ʾakrama, “onorare, riverire (qno.); essere gentile, generoso (con qno.)”.
اکرام   الضيف   ʾIkrām ad-Ḍaif, “
accoglienza generosa dell’ospite verso il suo invitato per onorarlo”.

عَزِيز  ʿAzīz, agg. “potente, possente; forte; onorato; caro, amato (per); prezioso, raro”; n.m. “amico”.

نُوح   Nūḥ, “Noè”; dall’ebraico  נוח ‎  Nóaḥ, “quiete, riposo, conforto”.

Nomi arabi femminili

أمل  ʾAmal, “Speranza”; dal  v. أَمَّلَ  ʾammala, “sperare”.

جاھدة  Jāhidah, “colei che si sforza, che fa forza su se stessa”; dal v. جَهَدَ  jahada, “sforzarsi, applicarsi in, dedicarsi a”, radice  ج ه د ‎  j-h-d, “sforzo; lavoro, fatica”.

نورة  Nurah  نُور  Nūr / Noor, “luce”. Equivalente di Lucia e Nora.

واجدة  Wājidah, “colei che trova ciò che desidera”; dal v. وَجَدَ  wajada, “trovare (qn./qc.); rintracciare; ritrovare; ottenere (qc.)”.

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Fonti

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Immagine:  Bambine al centro educativo Bayt Al Amal بيت الامل (la casa della speranza) di Kilis, © 2016 Amal for Education

Altri appunti:

🖋   Nome, اِسْم ism

L’Islam attraverso il diritto

Per provare a comprendere che cosa sta accadendo ora in Medio Oriente e nei paesi a cultura islamica, per cogliere le origini di un conflitto interno allo stesso mondo islamico e la tragedia che si sta consumando in alcuni paesi, non basta ricorrere al Corano: occorre ripercorrere, per quanto è possibile, la storia di quei paesi, e soprattutto comprendere in che modo il diritto religioso e statale hanno interagito nel corso dei secoli. Che cos’è la sharìa? Quanta sharìa rimane oggi nelle moderne codificazioni dei paesi islamici? È possibile “misurarla”?

Tabula Rogeriana, 1154

In quattro puntate il programma di cultura religiosa Uomini e Profeti di Radio 3 ha ripercorso la storia del diritto islamico dalle origini ai giorni nostri, attraverso le Lezioni di due studiose di diritto islamico, Valentina Donini e Deborah Scolart, e con letture di Giuseppe Cederna tratte dai classici del diritto islamico.
Tutte le Lezioni sono arricchite da una bibliografia.

I. Nascita del diritto islamico, 622-1258 (6 novembre 2016). La rivelazione coranica e le fonti del diritto. Dalla dottrina si ricavano le regole che guidano la condotta quotidiana del credente. Nasce e si sviluppa una nuova cultura religiosa e giuridica.

II. Espansione dell’Islam, 1258-1774 (13 novembre 2016). L’espansione dell’Islam, soprattutto in relazione all’Impero turco ottomano, e la riscossa dello stato legislatore. Lo sciismo “giafarita” diventa religione di stato. Nasce una prospettiva di pluralismo giuridico.

III. La crisi politica, XIX secolo (20 novembre 2016). La dialettica siyasa (politica) / sharìa (legge religiosa) si inserisce in un contesto di arretratezza industriale, economica e culturale che spalanca le porte al colonialismo. Mentre l’Impero ottomano tenta delle riforme (tanzimat) per scongiurare la dissoluzione dello Stato, altrove il diritto musulmano si misura con i modelli giuridici francese (Nord Africa), inglese (Subcontinente indiano), olandese (Indonesia). Gli intellettuali musulmani iniziano a riflettere su quale debba e possa essere il ruolo della donna nelle società in divenire.

IV. Il XX secolo (27 novembre 2016). Gli stati islamici divenuti indipendenti si dotano di codici nei quali confluiscono la sharìa, per lo statuto personale, e istituti di derivazione europea, per il diritto civile e commerciale. Le costituzioni definiscono il ruolo dell’Islam e della sharìa con molteplici sfumature e, verso la fine del secolo, la re-islamizzazione degli ordinamenti assume una forte dimensione identitaria da un lato e legittimatrice del potere dall’altro.

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Lessico politico

شريعة  šarʿīya (n.f.): strada battuta;  sharìa, la legge islamica [radice  ش ر ع ‎  š-r-ʿ, “legge; legislazione”]

سِيَاسَة  siyāsa (n.f.): politica, diplomazia

تَنْظِيم   tanẓīm (n.m.): ordinamento; regolazione, regolamentazione; normativa, legge, statuto, regime [radice  ن ظ م ‎  n-ẓ-m, “organizzazione; sistemazione”]

تنظيمات   tanẓīmāt: regolamenti, riorganizzazione, in turco ottomano

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Immagine: Tabula Rogeriana, 1554, al-IdrīsīWikimedia Commons, Pubblico dominio

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Altri appunti:

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Venti parole per parlare di Islam

Negli ultimi decenni la parola Islam è entrata di prepotenza nei media. […] Di cosa stiamo parlando quando usiamo la parola Islam? Di una religione o di un mondo probabilmente ‘altro’ rispetto al nostro? […] Parlare di Islam oggi significa, per molti versi, constatare la misura di una distanza, quella fra ‘noi’ e ‘loro’ che si fa di giorno in giorno più corta e, anzi, spesso si annulla. […] La parola Islam diviene un contenitore in cui raccogliere nozioni su religione, politica, società e cultura ‘altre’.

Islam 20 parole_Cover

In Islam in 20 parole (Laterza, 2016) Lorenzo Declich – esperto di mondo islamico contemporaneo, traduttore dall’arabo e ideatore della rassegna Islametro – indaga sui significati e sugli usi di venti parole e traccia un vademecum che accompagna il lettore in un percorso di rimandi incrociati, per “riaprire le porte della curiosità” e cercare di ridurre la distanza, la “zona grigia” fra realtà e stereotipi sull’Islam.

La religione islamica e le sue espressioni confessionali

Le voci  Corano الْقُرْآن  al-qurˀānMuhammad مُحَمَّد  muḥammadAllah اَلله ‎ Allāhfitna فِتْنَة  fitna (divisione, sedizione, scisma) e  umma أُمَّة  ˀumma (nazione, comunità, “comunità dei credenti”) introducono le nozioni fondamentali sulla religione islamica e i temi dell’unitarietà e delle diverse espressioni confessionali dell’Islam.

Il rapporto fra religione e politica e il quadro storico

Le voci  din دِين  dīn (religione, culto),  dawla  دَوْلَة  dawla (Stato),  jihad جِهَاد  jihād (sforzo; combattimento),  Arabi عَرَب ˁarab (Arabi; beduini),  imam إِمَام  ˀimām (capo religioso)  e  iman إِيمَان  ˀīmān (credo, fede religiosa) stimolano la riflessione sul rapporto fra religione e politica e sull’importanza della spiritualità e del culto nell’Islam, collocando le nozioni nel loro quadro storico.

La geografia del mondo arabo, l’Islam nel XXI secolo e l’Islam “percepito”

Le altre voci aiutano a circoscrivere la geografia del mondo arabo e il variegato quadro etnico-linguistico del mondo islamico – Medio OrientePopoli -, affrontano il tema della relazione dell’Islam con il mondo moderno e la globalizzazioneModernità, Politica, Economia – ed entrano nella “zona grigia” fra Islam reale e Islam “percepito” – Orientalismo, Islamofobia, Terrorismo, Donne.

 

📖 In BibliotecaIslam in 20 parole di Lorenzo Declich, © Laterza 2016

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Altri appunti:

✏  Arabismi in italiano, traduzione e trasferimenti di civiltà a La Lingua Batte

✏  “Islamico” e “islamista”, significato e uso

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“Islamico” e “islamista”, significato e uso

Islamico  e  islamista: valore semantico dei suffissi italiani e uso giornalistico dei termini

[…] L’aggettivo e il sostantivo islamico  derivano dal nome arabo Islām (إسلام), che designa la fede musulmana, ma anche il sistema politico-culturale correlato, e ancora l’insieme delle nazioni che professano tale religione; a Islam si aggiunge il suffisso -ico. Islamista, aggettivo e sostantivo, è formato sempre da Islam e dal suffisso -ista. Una prima differenza importante sta proprio nel valore semantico che possono esprimere i due suffissi italiani: -ico ha di norma solo un valore neutro e islamico  significa semplicemente “relativo all’Islam, caratteristico dell’Islam”, come sostantivo significa “seguace dell’Islam o dell’islamismo; -ista, invece, forma aggettivi e sostantivi che si riferiscono soprattutto a persone, ed è spesso legato a nomi che escono in -ismo e designano filosofie, teorie, fedi, posizioni politiche, correnti artistiche, ma anche stili, mode. Sia -ismo sia -ista possono essere adoperati anche per dare una connotazione negativa, ironica o polemica alla base nominale. Consultando cinque dizionari della lingua dell’uso − Sabatini-Coletti, Garzanti e Treccani online, Gradit di Tullio De Mauro e Zingarelli cartacei: islamista (sostantivo) ha un primo, ‘storico’ significato condiviso da tutti, “studioso dell’Islam”, ma Sabatini-Coletti e Gradit si fermano qui; invece Treccani, Garzanti e Zingarelli aggiungono una seconda accezione, “sostenitore di un Islam tendente al fondamentalismo”, come scrive Garzanti, e Zingarelli nota che “l’uso di islamista come ‘seguace dell’islamismo radicale’ è una novità piuttosto recente, promossa dal linguaggio giornalistico“. Leggendo la voce islamismo  abbiamo la conferma dell’esistenza di due atteggiamenti diversi da parte dei nostri lessicografi: per Sabatini-Coletti e Gradit si tratta di un semplice sinonimo di Islam; per Treccani, Garzanti e Zingarelli, oltre a questa accezione neutra, c’è anche quella più recente di “tendenza fondamentalista, integralista e radicale, che si esprime all’interno dell’Islam”. Invece il sostantivo islamista è usato prevalentemente nell’accezione negativa di “fondamentalista islamico, estremista islamico”. Come aggettivo, islamico può trovarsi associato sia a sostantivi descrittivi (mondo, cultura, religione islamica, tradizione islamica) sia a sostantivi semanticamente marcati (integralismo, estremismo, violenza, terrorismo); come sostantivo, islamico  non è invece investito esplicitamente dalle connotazioni negative che si legano oggi a islamista

Silverio Novelli per la rubrica Accademia d’Arte Grammatica (min. 16:43 – 20:37), puntata “Il racconto del sacro” (20 dicembre 2015) de La Lingua Batte di Radio 3

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[…] Fino a poco più di un decennio fa, islamista  era un sostantivo indicante uno ‘studioso della cultura islamica’, mentre l’aggettivo islamico si riferiva genericamente al rapporto con l’Islam o con l’islamismo inteso sia come religione, sia come sistema politico, sociale e culturale. L’italiano inoltre dispone o, per meglio dire, disponeva anche delle forme maomettano e musulmano, usate più spesso in riferimento a persone: uno studente musulmano rispetto alla cultura islamica, i popoli maomettani rispetto ai paesi islamici. In particolare il secondo termine è ormai quasi scomparso dall’uso. Possiamo datare, almeno approssimativamente, al 2002 il momento in cui islamista, sempre come sostantivo maschile, passa a indicare nella lessicografia, soprattutto nel linguaggio giornalistico, anche un ‘sostenitore (anche fanatico) dell’islamismo come unica religione; fondamentalista islamico’… […] L’uso giornalistico di islamista  per ‘aderente ai movimenti terroristici di matrice islamica’ e, in funzione di aggettivo, riferito a tali movimenti … risulta precedente alla registrazione in Zingarelli [2003] di oltre un decennio. L’archivio in rete della “Repubblica” mostra infatti la prima attestazione del sostantivo nel 1987… […] molte vicende… hanno imposto all’attenzione internazionale la questione del fondamentalismo islamico e delle sue espressioni armate. Di fronte alla necessità di “raccontare” questa evoluzione all’interno della complessa compagine del mondo islamico, la stampa ha semplicemente attivato una possibilità offerta dal sistema della lingua italiana, creando la contrapposizione semantica tra islamico e islamista.

Islamico e islamista, Accademia della Crusca (25 maggio 2015)

 

📌 Per un confronto sull’uso dei due termini in lingua spagnola:

Los términos islámico e islamista no tienen el mismo significado:  islámico  es aquello que está relacionado con el islam: cultura islámica, arquitectura islámica…, mientras que  islamista  hace referencia a los musulmanes integristas.

«islámico» e «islamista», diferencia, Fundéu BBVA (4 de febrero de 2011)

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Altri appunti:

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Glossario di arabismi in italiano / 2

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‘Neoislamismi’ contemporanei: parole della vita quotidiana, della politica e della religione

In fase moderna sono entrate in italiano parole arabe relative alla religione e alla politica musulmane, in qualche caso in veste turca (muezzin, musulmano) o persiana (ayatollah), insieme a voci tratte dalla vita quotidiana (cucina e vestiario). Gli  arabismi  rientrano nella più vasta categoria dei cosiddetti islamismi, termini giunti alle lingue europee a seguito dell’espansione culturale e politica dell’Islām nelle zone costiere del Mediterraneo da Occidente fino al Vicino Oriente.

I ‘neoislamismi’ contemporanei fanno riferimento quasi esclusivo a realtà politiche, sociali, culturali proprie dell’Islām contemporaneo e giungono in italiano attraverso i canali dell’informazione giornalistica e radiotelevisiva. La loro veste fonomorfologica è in genere scarsamente integrata.

couscous

Parole della vita quotidiana: cucina mediorientale e vestiario

baclava/baklàva/baklavà: [1865], turco baklava /baˈkɫaβa/, ar. بقلاوة  baqlāwa – dolce a base di sottili strati di pasta sfoglia, burro, zucchero o miele, farciti con frutta secca tritata e pistacchi, tipico dei Paesi mediorientali e balcanici

bulgur/burghul/burgul: [1794] turco bulgur /bulˈɡur/, ar. بُرْغُل  burḡul – semola ottenuta dalla macinazione grossolana di cariossidi di grano precotte e seccate, utilizzata spec. nella cucina mediorientale

burqa/burka: [1975] pers. e urdu burka̒  /’burkhaʔ/, ar. برقع  burqu̒  /ˈburka/ – nella tradizione di alcuni Paesi musulmani, indumento femminile che copre tutto il corpo, lasciando solo una griglia di tessuto più rado all’altezza degli occhi

chador: [1979] pers. چادر  čador /tʃɒːˈdor/, “velo” – lungo velo che copre la testa e il volto, lasciando scoperti solo gli occhi, tradizionalmente indossato dalle donne di religione islamica; ampio scialle che copre il capo e viene fermato o annodato al collo, indossato dalle donne di religione islamica

cuscus/kuskus: [1563] ar. maghrebino كسكس   kuskus – vivanda di origine araba a base di pallottoline di semola condite con salsa piccante, ragù di carni, umidi di pesce, stufati di verdure

falàfel/felàfel: [1989] ar. فلافل  falāfil /fæˈlaːfil/ – polpettina di fave o ceci con prezzemolo, cipolla, aglio e spezie, tipica della cucina araba

hammam: [1990] ar. حمام  ḥammām /ħam’ma:m/, “bagno; bagno turco” – luogo dove si possono fare bagni turchi, massaggi, cure fisiche

hijab: [1991] ar. حجاب  hijab /ħi’dʒa:b/, pl. حُجُب hujub, “cortina; velo” – velo tradizionale delle donne islamiche che viene fermato sotto il mento e copre la testa, i capelli e il collo

hummus/hommos: [1972; 1990] ar. coll. حُمُّص  ḥummuṣ /ħʊmˈmʊs/, “ceci” – crema di ceci con aglio, succo di limone, olio d’oliva, semi di sesamo e altre spezie, specialità della cucina araba

kebab: [1887] turco kebab /kɛ’bab/, ar. كباب  kabāb, “carne arrostita” – spiedino di carne di montone o di agnello, con o senza verdure tra un pezzo e l’altro, cotto alla griglia; specialità della cucina mediorientale

kefiah/kefiyyah: [1895; 1983] ar. dial. kefīya /ke’fi:jæ/, var. del class. كوفية  kafiyya/kūfiyya /kuˈfija/, prob. dalla stessa radice del lat. tardo cufia, “cuffia” – copricapo arabo, spec. beduino, costituito da un telo di cotone, lana o seta, che si indossa piegandolo a triangolo con due punte cadenti sulle spalle e la terza che scende a proteggere la nuca e il collo

kohl: [1899] ar. كُحْل  kuḥl /kuħl/, pl. أَكْحَال ʾakḥāl, “antimonio” – polvere di antimonio di colore scuro, usata in Oriente come cosmetico per gli occhi

shawarma/shawerma: [1994] ar. شاورما  šāwarmā/šāwirmā – pietanza di carne mediorientale; la parola deriva dal turco çevirme, “che gira”, ma in Turchia è chiamato döner kebabı; in Grecia è detto gyros, e in quest’ultimo caso può essere di maiale, animale escluso dal consumo alimentare per le popolazioni di religione islamica

taboulé/tabbouleh: [1994] fr. taboulé /tabuˈle/, ar. tabbouleh, da تَابَل  tābal, “coriandolo; condimento” – piatto a base di bulgur, pomodori, prezzemolo, cipolle, succo di limone e foglie di menta, tipico della cucina libanese

tahina: [1963; 1987] ar. طحينة  ṭaḥīna /ŧa’ħi:næ/, cfr. طحين  ṭaḥīn, “farina”, dalla radice   ط ح ن  ṭ-ḥ-n, “macinare” o “frumento” – crema di semi di sesamo bianco usata come salsa in piatti della cucina mediorientale e greca

 

Folio_from_a_Koran_(8th-9th_century)

Mondo islamico: parole della politica e della religione

ayatollah: [1978] pers. آيت‌ الله ayatollah /ɒːjætolˈlɒː/, ar. آية الله  āyātu-ʾllāh, “segno di Dio” (adattato alla fonetica persiana) – nell’Islam sciita, la massima autorità religiosa, cui si riconoscono unanimemente particolari doti di saggezza, di preparazione teologica, dirittura morale e dedizione alla collettività

fatwa: [1829; 1956] ar. فَتْوَى  fatwāʾ /’fatwa:ʔ/, pl. فَتَاوَى ‎  fatāwā, “consultazione, sentenza; opinione di tipo legale nel diritto islamico”, der. di afta, “decidere una questione di legge e dottrina religiosa” – parere giuridico-teologico pronunciato da un muftì in seguito alla richiesta di un giudice musulmano di sapere se un caso specifico è regolato dalla legge islamica e quale provvedimento eventualmente richieda; (est.) condanna pubblica conseguente a tale parere, che impegna tutti i credenti a eseguirne la sentenza

fedain/fedayin/feddayn: [1963] ar. volg. fedāyīn /feda:’ji:n/, var. di فدائيون  fidāʾīyīn, plur. obliquo di fidā’ī, “colui il quale è pronto a sacrificare la propria vita per una causa” – appartenente al corpo militare composto da guerriglieri palestinesi, organizzato nel 1955 dall’Egitto contro Israele; (est.) guerrigliero palestinese

hezbollah: [1985; 1987] pers. ant. hezbollah, ar. حزب الله  hizbu-ʾllāh, “partito (hezb, hizb) di Dio (Allāh)”, ar. volg. hezbollāh /hezbo’la:h/ – denominazione di alcuni movimenti islamisti radicali sciiti di ispirazione iraniana, spec. di un movimento attivo nel Libano, dotato di milizie armate

imam/iman: [1562] ar. إمام  ’imām, “capo”, da amma, “egli precede, marcia in testa” – presso i musulmani sciiti, ciascuno dei discendenti diretti di Alì, genero di Maometto, riconosciuti come legittimi sovrani e capi spirituali per diritto divino, in numero di 7 o 12 a seconda delle sette; fedele musulmano che dirige la preghiera nella moschea; nel mondo islamico, chi eccelle per particolare erudizione e cultura in qualche campo delle lettere o delle scienze

intifada: [1987] ar. انتفاضة  intifāḍa /ʔinti’fa:ða/, “scuotimento, sussulto”, poi “rivoluzione” – forma di lotta di massa dei Palestinesi, organizzata a partire dal 1987 nei territori della Cisgiordania e di Gaza occupati da Israele, caratterizzata da atti di disobbedienza civile, manifestazioni illegali e uso di armi improprie

Islam: [1869] ar. إسلام  Islām, “sottomissione, abbandono, consegna (di sé alla volontà divina)”, da أسلم  aslama, “sottomettersi”, “sottinteso alla volontà di Dio” – religione monoteistica, fondata da Maometto, che predica la totale rassegnazione a Dio e le cui regole sono enunciate nel Corano dettato da Maometto stesso; legge religiosa e anche politica dei Musulmani; mondo, cultura e civiltà musulmani; islamismo || islamico (agg.): ar. إسلامي  ʾislāmiyy

jihad [s. f./m. inv, il sost. m. si usa con gli art. il, un, i]: [1892; 1899; 1979] ar. جهاد  jihād /dʒiˈhæːd/, “combattimento, lotta” – guerra santa condotta dai seguaci dell’islamismo contro gli infedeli; denominazione di gruppi di integralisti musulmani, che dagli anni 1980-90 compiono attentati e azioni terroristiche in Paesi del Medio Oriente

madrasa/madrassa: [1957] ar. مدرسة  mádrasa /ˈmæd-rasa/, pl. مدارس  madāris, “luogo di studio”, comp. del pref. locativo  مَـ ma- e درس  dárasa, “studiare”, vc. di orig. aramaico-siriana – nelle civiltà islamiche, scuola coranica di diritto e teologia

muftì: [1529] ar. مفتي  muftī, “colui che dà un responso legale; espositore della legge”, turco müftü giureconsulto musulmano autorizzato per manifesta perizia dal governo a emettere responsi dottrinali (fatwā) su questioni di legge civile e religiosa; tali responsi sono stati spesso raccolti, costituendo un’importante fonte per gli studiosi di diritto e una guida per l’interpretazione delle fonti islamiche

mujaheddin/mujahiddin/mujahedin: [1986] prob. dall’ingl. mujaheddin /mu:dʒəhə’di:n/, ar. مجاهدين  muǰāhidīn, pl. di muǰāhid, “combattente per il jihad, la guerra santa”, part. attivo del v. جاهد  jāhada [radice  ج ه د  j-h-d, “sforzo”] – combattente musulmano impegnato nella guerra santa contro i nemici dell’unità islamica; guerrigliero del movimento nazionale islamico dell’Afghanistan

muezzin: [1602; 1721] turco müezzin /myez’zin/, ar. مؤذن  muʾaḏḏin, “colui che annuncia l’ora della preghiera” – nelle moschee islamiche, persona che, dal minareto, invita, con canto rituale e nelle ore prescritte, i fedeli alla preghiera, e che provvede ad altre incombenze rituali, con ufficio spesso ereditario

mullah: [av. 1652] turco molla /mol’la/, pers. mullā, ar. مَوْلَى  mawlā, “tutore; signore”, ar. ملا  mullā – in India, Iran e nei paesi di lingua turca, cultore delle scienze religiose islamiche

musulmano/mussulmano: [1557] dal turco müslüman, ar. pers. muslimān, pl. di  مسلم  muslim, “appartenente all’Islam”, voce ar. “sottomesso” – seguace dell’islamismo

ramadan: [1422] ar. رمضان  ramaḍān /rama’đa:n/, “il mese caldo”, perché anticamente cadeva in estate – nono mese del calendario musulmano, in cui vi è l’obbligo dello stretto digiuno dall’alba al tramonto; serie delle osservanze rituali cadenti in tale mese

shahid: [1988] ar. شهيد  šahīd /ʃaħˈiːd/, “martire; testimone” – termine coranico che indica il combattente islamico che dà testimonianza della sua fede accettando di morire in battaglia

sharía: [1960] ar. شريعة  šarʿīya /ʃaˈrija/, “strada battuta” [radice  ش ر ع ‎  š-r-ʿ, “legge; legislazione”] – legge islamica che regola i comportamenti pubblici e privati, religiosi e civili dei fedeli; è formata dalle prescrizioni del Corano e dalle aggiunte di interpreti ed esegeti dei primi secoli dopo la morte di Maometto

sunna: [1872; 1895; 1941] ar. سُنَّة  sunnah, “norma, regola” – regola di comportamento, criterio interpretativo, consuetudine che i musulmani sunniti traggono dal Corano e dalle tradizioni relative a Maometto

sura: [1873] ar. سورة  sūra /’su:ræ/, “sequenza; linea di mattoni” – ognuno dei centoquattordici capitoli del Corano

talebano/taliban: [1994] pers. ṭālibān, pl. dell’ar. طَالِب  ṭālib, “studente” – studente di scuola coranica, membro di un’organizzazione politico-militare di ispirazione integralista islamica attiva in Afghanistan dal 1994 e al potere fino al 2001

ulama/ulema: [1553; 1592] ar. عُلَمَاء ʿulamāʾ, “i saggi, i dotti”, pl. di عَالِم ‘alīm, “sapiente”, da عَلِمَ  ‘alima, “sapere” [radice  ع ل م ‎  ʿ-l-m, “sapere; conoscenza”] – maestro che si dedica alla teologia musulmana, all’origine esperto nella scienza coranica e delle tradizioni

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Fonti

Introduzione tratta da: arabismi, di Marco Mancini (2010), © Enciclopedia dell’Italiano Treccani

Voci del glossario, definizioni e traslitterazioni tratte da:

Termini in arabo, persiano e turco tratti da: Arabic language – Wiktionary, 

Immagini

couscousLicenza Creative Commons
Sura del Corano (Folio from a Koran, 8th-9th century), Pubblico dominio

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