Arabismi in italiano, traduzione e trasferimenti di civiltà a La Lingua Batte

Arabismi_LinguaBatte_14.02.16

La Lingua Batte di Radio 3 ha dedicato la puntata di domenica 14 febbraio 2016 agli  “Arabismi in italiano” [podcast].

Giuseppe Antonelli ha parlato con il glottologo Marco Mancini e con il linguista Daniele Baglioni del dialogo linguistico e culturale fra arabo e italiano e con Luciano Canfora del valore dell’opera di traduzione per i trasferimenti di civiltà.

 

Le strade che hanno portato i prestiti arabi nell’italiano

L’influsso dell’arabo e delle sue varietà dialettali sull’italiano è stato lungo nel tempo e vasto dal punto di vista quantitativo. […] I “ponti” attraverso i quali i prestiti arabi sono giunti all’italiano sono fondamentalmente quattro: la Spagna, la cosiddetta Sicilia Arabica (cioè l’isola siciliana al momento della conquista da parte delle truppe arabe), il Medio Oriente (soprattutto il Vicino Oriente, per quanto riguarda i regni crociati) e infine le vie commerciali (soprattutto la Via della Seta, che dal lontanissimo Oriente passava per l’Asia Centrale per approdare sulle coste degli odierni Libano e Israele). […] La storia linguistica dei contatti fra mondo arabo e mondo mediterraneo, fra lingue islamiche e lingue romanze insegna che il Mediterraneo è lo “stagno”… intorno al quale noi continuiamo a dialogare. La storia dei contatti fra mondo islamico e mondo occidentale [è una storia di] continua osmosi e trasporto di idee, concetti, fenomeni culturali… , una lezione che il passato dà al presente e di cui dovremmo far tesoro.

Marco Mancini

📖 Lettura: arabismi di Marco Mancini, © Enciclopedia dell’Italiano Treccani 2010

 

“La dogana ha viaggiato nel tempo e nello spazio”

[…] Le parole viaggiano libere da secoli. La parola  dogana  ha origini lontane, sia in senso temporale sia in senso geografico. Arriva in Italia nel Medioevo, poco dopo l’anno Mille, attraverso il turco, ma ha un’origine persiana: dīwān, la stessa parola da cui proviene anche l’italiano “divano”, solo che in quel caso il tramite è stato l’arabo. Con dīwān gli Arabi indicavano un tipo di sedile lungo: dato che gli uffici erano generalmente arredati con questo tipo di sedili, il vocabolo passò a indicare prima genericamente un ufficio pubblico e poi specificamente l’ufficio della dogana. […] Da un’altra parola araba, qabāla, che voleva dire “garanzia, cauzione, contratto”, viene anche l’italiano gabella.

L’etimologia di ragazzo, dal Maghreb medievale all’italiano

Le parole italiane di origine araba sono tante e appartengono agli ambiti più diversi… Al di fuori degli ambiti specialistici, ci sono arabismi che usiamo nella vita di tutti i giorni, come arancia, limone, zucchero, tazza…  Ragazzo  costituisce un caso interessante, perché deriva da una parola araba, raqqāṣ, che in realtà vuol dire “ballerino” e dunque è abbastanza distante dal significato della parola italiana “ragazzo”. […] Nel Maghreb medievale, con raqqāṣ si indicavano i corrieri, cioè quelle persone, quasi tutte di giovanissima età, che portavano lettere o messaggi da un ufficio doganale all’altro e che, per il loro essere in continuo movimento, sembravano quasi fare una danza, e di qui il nome di raqqāṣīn, “ballerini”. Quando poi la parola dall’arabo è arrivata all’italiano, il significato originario di “ballerino” si è completamente perso e c’è stata un’estensione del significato di “giovane corriere”, al punto che la parola è passata a indicare tutti i giovani.

Daniele Baglioni

 

Opera di traduzione e trasferimenti di civiltà

Le civiltà si trasmettono attraverso questo atto straordinario che è capire la lingua degli altri. Al tempo stesso, questo atto produce una nuova civiltà, una nuova letteratura. […] Gli Arabi cercano di leggere e capire le opere greche, [così nasce] una letteratura di traduzione, quella araba, che crea un pensiero originale filosofico-scientifico arabo.

Luciano Canfora

 

Tradurre significa comprendersi

[…] Il vero Califfato, quello di Bagdad, con le sue diramazioni in Egitto, nel Nord Africa, nella Spagna meridionale, fu invece, nel IX secolo, un faro di cultura non solo tollerante, ma anche avido di aprirsi alle altre culture. Veicolo principale di tale scelta, che segnò il mondo arabo per vari secoli (prima che venisse travolto dalla violenza turca), fu la sistematica opera di traduzione.
In pieno IX secolo, cioè in quello che fu il secolo «d’oro» anche per l’Impero bizantino oltre che per il Califfato di Bagdad, un grande interprete cui solo l’Enciclopedia Italiana tra le grandi enciclopedie occidentali dedica una voce, Hunain ibn-Ishaq (809-877), nato ad al-Hirah da famiglia nestoriana che parlava siriaco, tradusse — prima sotto il califfo al Mamun poi sotto al Mutawakkil — dal greco in siriaco e in arabo i filosofi e i medici greci. Quei testi divennero, così, per la cultura araba, il germe di una originale filosofia e di un vivace e innovativo pensiero scientifico.
[…] Un libro come quello di Gregory, che ripropone il fenomeno dei trasferimenti di civiltà, è una goccia di saggezza illuministica in un mare turbato, sempre più di frequente, da ondate di oscurantismo.

Luciano Canfora, “Tradurre significa comprendersi. Arabi e bizantini ce lo insegnano”, © Corriere della Sera, p.44, 12 gennaio 2016 [Fonte: Rassegna Stampa UCEI, 12.01.2016]

 

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Immagini: Learning Arabic calligraphy, Wikimedia Commons, CC BY 2.0; screenshot da “Tradurre significa comprendersi”, © Corriere della Sera, 12 gennaio 2016

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“Islamico” e “islamista”, significato e uso

Islamico  e  islamista: valore semantico dei suffissi italiani e uso giornalistico dei termini

[…] L’aggettivo e il sostantivo islamico  derivano dal nome arabo Islām (إسلام), che designa la fede musulmana, ma anche il sistema politico-culturale correlato, e ancora l’insieme delle nazioni che professano tale religione; a Islam si aggiunge il suffisso -ico. Islamista, aggettivo e sostantivo, è formato sempre da Islam e dal suffisso -ista. Una prima differenza importante sta proprio nel valore semantico che possono esprimere i due suffissi italiani: -ico ha di norma solo un valore neutro e islamico  significa semplicemente “relativo all’Islam, caratteristico dell’Islam”, come sostantivo significa “seguace dell’Islam o dell’islamismo; -ista, invece, forma aggettivi e sostantivi che si riferiscono soprattutto a persone, ed è spesso legato a nomi che escono in -ismo e designano filosofie, teorie, fedi, posizioni politiche, correnti artistiche, ma anche stili, mode. Sia -ismo sia -ista possono essere adoperati anche per dare una connotazione negativa, ironica o polemica alla base nominale. Consultando cinque dizionari della lingua dell’uso − Sabatini-Coletti, Garzanti e Treccani online, Gradit di Tullio De Mauro e Zingarelli cartacei: islamista (sostantivo) ha un primo, ‘storico’ significato condiviso da tutti, “studioso dell’Islam”, ma Sabatini-Coletti e Gradit si fermano qui; invece Treccani, Garzanti e Zingarelli aggiungono una seconda accezione, “sostenitore di un Islam tendente al fondamentalismo”, come scrive Garzanti, e Zingarelli nota che “l’uso di islamista come ‘seguace dell’islamismo radicale’ è una novità piuttosto recente, promossa dal linguaggio giornalistico“. Leggendo la voce islamismo  abbiamo la conferma dell’esistenza di due atteggiamenti diversi da parte dei nostri lessicografi: per Sabatini-Coletti e Gradit si tratta di un semplice sinonimo di Islam; per Treccani, Garzanti e Zingarelli, oltre a questa accezione neutra, c’è anche quella più recente di “tendenza fondamentalista, integralista e radicale, che si esprime all’interno dell’Islam”. Invece il sostantivo islamista è usato prevalentemente nell’accezione negativa di “fondamentalista islamico, estremista islamico”. Come aggettivo, islamico può trovarsi associato sia a sostantivi descrittivi (mondo, cultura, religione islamica, tradizione islamica) sia a sostantivi semanticamente marcati (integralismo, estremismo, violenza, terrorismo); come sostantivo, islamico  non è invece investito esplicitamente dalle connotazioni negative che si legano oggi a islamista

Silverio Novelli per la rubrica Accademia d’Arte Grammatica (min. 16:43 – 20:37), puntata “Il racconto del sacro” (20 dicembre 2015) de La Lingua Batte di Radio 3

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[…] Fino a poco più di un decennio fa, islamista  era un sostantivo indicante uno ‘studioso della cultura islamica’, mentre l’aggettivo islamico si riferiva genericamente al rapporto con l’Islam o con l’islamismo inteso sia come religione, sia come sistema politico, sociale e culturale. L’italiano inoltre dispone o, per meglio dire, disponeva anche delle forme maomettano e musulmano, usate più spesso in riferimento a persone: uno studente musulmano rispetto alla cultura islamica, i popoli maomettani rispetto ai paesi islamici. In particolare il secondo termine è ormai quasi scomparso dall’uso. Possiamo datare, almeno approssimativamente, al 2002 il momento in cui islamista, sempre come sostantivo maschile, passa a indicare nella lessicografia, soprattutto nel linguaggio giornalistico, anche un ‘sostenitore (anche fanatico) dell’islamismo come unica religione; fondamentalista islamico’… […] L’uso giornalistico di islamista  per ‘aderente ai movimenti terroristici di matrice islamica’ e, in funzione di aggettivo, riferito a tali movimenti … risulta precedente alla registrazione in Zingarelli [2003] di oltre un decennio. L’archivio in rete della “Repubblica” mostra infatti la prima attestazione del sostantivo nel 1987… […] molte vicende… hanno imposto all’attenzione internazionale la questione del fondamentalismo islamico e delle sue espressioni armate. Di fronte alla necessità di “raccontare” questa evoluzione all’interno della complessa compagine del mondo islamico, la stampa ha semplicemente attivato una possibilità offerta dal sistema della lingua italiana, creando la contrapposizione semantica tra islamico e islamista.

Islamico e islamista, Accademia della Crusca (25 maggio 2015)

 

📌 Per un confronto sull’uso dei due termini in lingua spagnola:

Los términos islámico e islamista no tienen el mismo significado:  islámico  es aquello que está relacionado con el islam: cultura islámica, arquitectura islámica…, mientras que  islamista  hace referencia a los musulmanes integristas.

«islámico» e «islamista», diferencia, Fundéu BBVA (4 de febrero de 2011)

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