Alfabeto: lettere aggiuntive / 1

Alcuni segni ortografici particolari non sono inclusi dai grammatici nell’alfabeto, ma sono fondamentali per poter leggere e scrivere correttamente in arabo.

 

Lettere aggiuntive:  ء ḥamzaلا lām-ˀalif  e  ة tāˀ marbūa

 

Hamzah-individual.svg

همزة  ḥamza

La ḥamza rappresenta il fonema consonantico [ʔ], trascritto ˀ (detto anche “colpo di glottide”), ed è l’unico grafema che non lega né a destra né a sinistra.

 

In posizione iniziale poggia su una ˀalif e in questo caso si parla di ˀalif ḥamza: la ˀalif  serve da sostegno alla consonante ḥamza, che può essere vocalizzata in a, i, u con l’ausilio dei corrispondenti diacritici:

alif-hamza-fatha

 

  ˀalif ḥamza+fatḥa = ˀa, come nel pronome personale   أَنَا   ˀanā, “io”

 

alif+hamza+kasra

 

ˀalif ḥamza+kasraˀi, come nella congiunzione  إِذَا   ˀiḏā, “se”

 

 

alif+hamza+damma

 

ˀalif ḥamza+ḍammaˀu, come nel sostantivo   أُمّ   ‎ˀumm, “madre”

 

 

In posizione mediana e finale la ḥamza poggia su uno dei tre grafemi semiconsonantici  ˀalifwāwى yāˀ (senza i punti), che non hanno valore fonetico ma fungono da semplice sostegno (كُرْسِيّ الْهَمْزَة  kursiyy al-hamza, “sedia della hamza“):

أ

مَسْأَلَة   ‎masˀala, “questione, problema” (n.f.)

ئ

رَئِيس  raˀīs, “leader, capo” (n.m.)

ؤ  

مُؤْمِن  ‎muˀmin, “credente, fedele” (n./a.m.)

In posizione finale, preceduta da vocale lunga  ā, ī, ū o da dittongo ay, aw, la ḥamza poggia sul rigo:

ء

come nei sostantivi  مَسَاء  ‎ masāˀ, “sera”  e   ضَوْء  ‎ḍawˀ, “luce”

 

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23a-Lam-Alif

 

 

lām-ˀalif

 

Questa particolare legatura si utilizza quando  ل lām  è seguita da  ˀalif:  la ˀalif  si mette obliquamente sulla lām, dando vita al grafema composto lām-ˀalif, che si pronuncia /lā/ e si scrive:

لا

nella forma isolata e in posizione iniziale,
come nell’avverbio negativo  لَا  , “no, non”

ـلا

in posizione mediana e legata a destra,
come nell’interiezione  كَلَّا  kallā, “certo che no”

 

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03a-Ta_marbuta

 

تاء مربوطة  tāˀ marbūa (lett. “tāˀ legata”) si usa solo a fine parola per indicare il genere femminile (il morfema femminile è /-at/). È preceduta dalla vocale fatḥa e si scrive:

 

ة

nella forma isolata, come nel nome proprio di persona   سَارَة  Sāra

nella forma finale e legata a destra,
come nei sostantivi  مَدِينَة  ‎madīna, “città”,  e  ثقة  ṯiqah, “fede, fiducia”

Aggiungendo la tāˀ marbūa a un nominale – sostantivo o aggettivo – si ottiene il femminile corrispondente:

أُسْتَاذ  ˀustāḏ, “professore”               ⇒          أُسْتَاذَة   ˀustāḏa, “professoressa”  

كَبِير  kabīr, “grande” (m.)               ⇒                  ‎  كَبِيرَة ‎  kabīra, “grande” (f.)

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Fonti

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Immagini: Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0 (ḥamza, lām-ˀaliftāˀ marbūa); Unidad 3. La hamza ء | Asir Laymun عصير ليمون (ˀalif +ḥamza)

Altri appunti:

✏   Alfabeto arabo: grafia e trascrizione delle lettere

✏   “Movimento”, حركات‎ ḥarakāt

 

 

“Movimento”, حركات‎ ḥarakāt

Segni diacritici, sistema vocalico e consonanti doppie

In arabo standard il sistema vocalico è composto dai tre fonemi  /a/ /i/ /u/,  che possono essere brevi,  a i u,  o lunghi,  ā ī ū.  A questi si aggiungono i due dittonghi  ay  (come in bayt, “casa”)  e  aw  (come in mawz, “banane”).

Le vocali brevi non vengono mai segnate nella scrittura corrente (fanno eccezione i vocabolari, i testi didattici, il Corano e la poesia). Nei testi vocalizzati le vocali brevi sono rese con le  حَرَكَاتḥarakāt,  i segni diacritici posti sopra e sotto le consonanti:  ḥarakāt  è il plurale di  حَرَكَة  ḥaraka,  la cui radice (ح ر ك ‎  ḥ-r-k) è legata all’idea di “movimento” e “animazione”; secondo i grammatici arabi, le vocali risvegliano e inducono al movimento le consonanti che le supportano.

َ فَتْحَة  fatḥa (lett. “apertura”) è posto sopra la consonante a indicare la a breve,
come in  دَ  da

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/84/00-Kasra.png

ِ كَسْرَة  kasra (lett. “rottura”) è posto sotto la consonante a indicare la i breve,
come in   دِ  di

ضَمَّة  ḍamma: (lett. “riunione”) è posto sopra la consonante a indicare la u breve,
come in  دُ  du

سُكُون  sukūn (lett. “silenzio”) è posto sopra il grafema consonantico a indicare una consonante muta, non vocalizzata,
come in   دْ  d  اِسْم  ism (“nome”)

 

Un altro segno diacritico interviene per segnalare le consonanti doppie:

شَدَّة  šadda  o  تَشْدِيد  tašdīd (lett. “rafforzamento”) scritto sopra la consonante,
come in  دّ  ddكُتَّابkuttāb (“scrittori”)

 

Per indicare una consonante doppia seguita da una vocale breve scriveremo:
دَّ  dda  دَّ  ddi   دُّ  ddu

Per scrivere le tre vocali lunghe  ā   ī   ū   si combinano i diacritici fatḥa, kasra e ḍamma con i tre grafemi semiconsonantici  ˀalifwāwyāˀ:
دَا  dā   دِي dī    دُو  dū

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Fonti

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Immagini:  Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0; GNU FDL

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